
Nel contesto della storia dell’Italia bizantina, poche regioni possono vantare un’eredità così ricca come la Romagna, il cui stesso nome richiama il legame con la “romanità” dell’Impero bizantino – contrapposta alle terre del Regno longobardo con cui essa confinava. E non si può parlare della Romagna bizantina senza citare Ravenna, il gioiello per eccellenza del dominio bizantino in Italia. La città è per quasi due secoli capitale amministrativa, politica e culturale dell’Esarcato d’Italia, e mantiene ancora oggi uno spiccato carattere bizantino, riscontrabile nella sua eredità museale, archeologica ed artistica.
Città lagunare fondata dagli antichi Umbri sulle sponde dell’Adriatico, Ravenna cresce di importanza sotto il dominio di Roma, per poi diventare capitale dell’Impero romano d’Occidente nel V secolo. Con la caduta dell’Impero Ravenna diventa sede prima del governo di Odoacre, poi capitale degli Ostrogoti di Teodorico. La città passa in mano bizantina a seguito della guerra gotica (535-553) e viene scelta quasi automaticamente come capitale della nuovamente istituita Prefettura d’Italia, in seguito trasformata in Esarcato. La decisione di stabilire la capitale a Ravenna, piuttosto che a Roma o in un’altra città della penisola, scaturisce da diversi fattori. Ravenna, infatti, viene risparmiata dai danni della guerra gotica, che invece devastano città come Roma e Napoli; inoltre la sua posizione sulle sponde dell’alto Adriatico consente rapide comunicazioni con la capitale bizantina a Costantinopoli, nonché la possibilità di mobilitare in poco tempo truppe imperiali verso le aree di confine nelle Alpi e in Dalmazia; infine, la scelta di Ravenna piuttosto che Roma potrebbe avere anche scopi politici finalizzati a limitare l’influenza del Papa e dell’aristocrazia romana.
In quanto capitale esarcale, Ravenna è una delle poche città dell’Italia altomedievale a mantenere una dimensione propriamente urbana anche dopo la caduta dell’Impero d’Occidente e la conseguente crisi economica e demografica. La posizione costiera della città – collegata all’Adriatico grazie al vicino porto di Classe – e la sua importanza politica la rendono un luogo sicuro, ben collegato ed economicamente florido. Sottolineano l’importanza di Ravenna in questo periodo la presenza di una zecca bizantina – tra le maggiori in Italia assieme a quelle di Roma e Siracusa – ed una particolare attenzione data dal governo imperiale alla difesa della città, la cui perdita avrebbe danneggiato in maniera significativa l’autorità bizantina nella penisola. Ancora, in qualità di centro amministrativo, militare ed economico, la città si presenta come un luogo multiculturale, in cui si parla sia greco che latino e nella quale risiedono numerosi mercanti e funzionari provenienti dalle province orientali dell’Impero.

La presenza a Ravenna di una ricca classe dirigente porta ad uno sviluppo del mecenatismo, ossia il finanziamento di attività artistiche da parte di privati, quali vescovi, mercanti e lo stesso Esarca. Questo fenomeno, unito alla multiculturalità della città, rende Ravenna un grande centro di produzione culturale, in cui vengono sviluppati particolarmente l’arte musiva (ovvero dei mosaici), la scultura su avorio ed uno stile architettonico basato sull’uso di forme poligonali – soprattutto ottagonali – e semicircolari. L’arte ravennate è tra i migliori esempi di arte bizantina nel Mediterraneo, ed è osservabile ancora oggi in diversi monumenti – come le basiliche di San Vitale e di Sant’Apollinare in Classe – e nelle opere conservate nei musei della città. Oltre ad essere un importante centro di arte musiva, Ravenna ospita anche letterati e poeti, nonché l’autore anonimo della Cosmografia ravennate (realizzata alla fine del VII secolo), una mappa del mondo allora conosciuto dai bizantini.
Se da un lato l’eredità bizantina di Ravenna è ricca e ben visibile nei suoi splendidi monumenti, d’altro canto lo stesso non si può dire per il resto della Romagna, il cui carattere bizantino va invece cercato nelle fonti documentarie ed archeologiche. Durante il periodo di dominazione bizantina con il termine Rhōmanía o Romandiola (contrapposto alla Langobardia) si indicano le terre soggette a Bisanzio nell’Italia settentrionale, ricoprendo un’area delimitata a nord dal corso del Po, ad ovest dal fiume Panaro e dalla catena appenninica, ad est dal mare Adriatico e a sud dal fiume Musone, al confine col ducato longobardo di Spoleto. La Romagna bizantina è, dunque, ben più grande di quella odierna, in quanto comprende al suo interno città come Bologna, Ferrara e Ancona.
Un’area di particolare importanza è costituita dalla Pentapoli marittima, espressione indicante le città di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona. Queste cinque città hanno una grande rilevanza economica e strategica in quanto i loro porti assicurano il controllo bizantino sull’alto Adriatico e sulle vie marittime verso Costantinopoli. La Pentapoli marittima è affiancata dalla Pentapoli montana che, costituita dalle città di Urbino, Fossombrone, Cagli, Jesi e Osimo (talvolta al suo interno sono indicate anche Gubbio e Perugia), consente ai bizantini di sorvegliare i passi appenninici garantendo la sicurezza della Via Amerina tra Ravenna e Roma.
Le due pentapoli (o la decapoli) bizantine compongono – a partire dal 591 – il Ducato di Pentapoli, un distretto militare governato da un dux (comandante) di stanza a Rimini, nella quale viene costruita una cittadella fortificata per ospitare le truppe imperiali. La costruzione di nuove fortificazioni – e il potenziamento delle strutture fortificate preesistenti – costituisce una priorità per il governo Esarcale, le cui terre sono costantemente a rischio di invasione da parte longobarda. Oltre alle ben difese città delle pentapoli, infatti, risalgono al periodo bizantino una serie di borghi e presidi fortificati costruiti per difendere le capitali ducali e le principali vie di comunicazione: nel riminese viene potenziata la rocca di Mons Feretri (l’odierna San Leo) e vengono edificate torri a Verucchio, Saiano, Maiano e Cicognaia, sorvegliando in questo modo le vie trans-appenniniche; nel Ravennate, invece, a seguito della conquista longobarda di Bologna nel 728, vengono costruite nuove linee difensive lungo i corsi del Santerno e del Lamone, ulteriormente potenziate dalla fondazione di centri fortificati quali Bagnacavallo, Sant’Agata sul Santerno e Villa San Martino.
Nonostante le opere di fortificazione del territorio, la pressione longobarda sulla Romagna diventa sempre maggiore, sfociando nell’invasione del 750, la conquista di Ravenna da parte del re longobardo Astolfo nel 751 e, successivamente, delle pentapoli, ponendo fine ai quasi due secoli di governo bizantino nella regione. L’espansionismo longobardo nella regione costituisce però una minaccia per la Chiesa di Roma, spingendo papa Stefano II ad allearsi con i Franchi, che, invadendo l’Italia nel 754, conferiscono nel 756 Ravenna e la Romagna al papato. Questo atto, unitamente alla donazione di Sutri nel 728, pone le basi per il dominio temporale del papato e la nascita dello Stato Pontificio, il quale rivendicherà la propria autorità sulla Romagna fino all’Unità d’Italia.
Per approfondire:
COSENTINO SALVATORE. Storia dell’Italia bizantina, VI-XI secolo: da Giustiniano ai normanni. 1. Ed., Bononia University Press, Bologna, 2008.
PICARD CHRISTOPHE. Il mare dei califfi: storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII). Carocci editore, Roma, 2017.
RAVEGNANI GIORGIO. I bizantini in Italia. Il Mulino, Bologna, 2004.
VON FALKENHAUSEN VERA. Studi sull’Italia bizantina. Viella, Roma, 2022.
SHARE THIS STORY ANYWHERE
Join the community
Iscriviti alla nostra community ed entra a far parte dei medievaleggianti.
social media
Seguici sui social per rimanere aggiornato su storia, curiosità ed eventi!

