L'immagine mostra la locandina del film, dove si vede Robin Hood in piedi che avanza

Cari amici medievaleggianti, il film che recensiamo oggi è uscito al cinema poco più di un mese fa (il 12 agosto) e fa parte di un filone che conosciamo bene, quello su Robin Hood.

Robin Hood – Il prezzo del sangue (in originale “The Death of Robin Hood”) porta la firma di Michael Sarnoski e ha come protagonista Hugh Jackman, nei panni del famosissimo fuorilegge. 

 

Trama

Dopo aver recensito altri otto film su Robin Hood, posso dire che a questa pellicola va riconosciuto il merito di aver (finalmente) aggiunto qualcosa di diverso alla narrazione generale. 

Il film, che non prende ispirazione da nessuna ballata medievale, affronta la storia di Robin Hood da un altro punto di vista, cupo, violento e sicuramente in contrasto con tutte le altre trasposizioni della leggenda medievale. Robin, innanzitutto e a scanso di equivoci, non è un eroe né tantomeno lo è Little John

Nulla hanno in comune con le storie che di loro si raccontano, anzi. Sono dei veri fuorilegge, crudeli, spietati e senza scrupoli. La loro essenza più profonda la vediamo nei primi venti minuti della pellicola, tramite le parole e i gesti dei due protagonisti. 

Incontriamo Robin mentre vanga tra lande tortuose e desolate, vecchio, stanco e disilluso. La sua efferatezza la vediamo quasi subito: uccide una giovane donna che l’aveva seguito in cerca di vendetta. Senza battere ciglio e con l’atteggiamento di chi ha compiuto quel gesto infinite volte.

Non è da meno Little John, che rintraccia Robin perché ha bisogno di un favore personale: vuole riconquistare la sua fattoria, con moglie e figlia annessa. Adesso si fa chiamare Edward, dopo aver rubato l’identità di un povero cristiano che ha spedito in un fosso.

Robin non si tira indietro e aiuterà l’amico nella sua rivendicazione, che gli costerà parecchio: in un primo momento la moglie, poi la casa, poi la vita. Di Little John rimarrà soltanto la figlia Margaret.

Ma se il primo quarto del film è dedicata a farci conoscere la vera natura violenta e menefreghista di Robin Hood, gli altri tre quarti ci restituiscono un’altra immagine: un uomo stanco di se stesso e della vita che ha condotto, desideroso soltanto di trovare la pace eterna.

Anche l’ambientazione cambia, si passa da paesaggi tetri e nebbiosi al raggiante Priorato di Saint Clement, sperso in un’isola lontana. Robin approderà in questo luogo di pace grazie a Little John, che lo porterà lì per farlo guarire dalle ferite riportate.

In questo luogo, insieme a Sorella Brigid, avrà la possibilità di vivere un’altra vita, riscoprire la sua umanità nel prendersi cura della gente che vi soggiorna e di trovare ciò che stava cercando da molto tempo.

 

Commento

Per quanto mi riguarda, ma questo è un gusto personale, mi avrebbe fatto piacere approfondire di più la vita da fuorilegge di Robin, vedere la differenza tra le storie e la realtà dei fatti, capire anche l’origine di questa leggenda distorta.

Ma la pellicola sceglie di dare al personaggio, prendendo le ultime settimane di vita, un taglio più introspettivo e ragionato, che si concentri su una consapevolezza personale di Robin, in cui la vita passata fa solo da fardello.

Innegabile, comunque, è la capacità di portare in scena qualcosa di “nuovo” e di dare una rilettura coerente del personaggio, priva di parodie o sensazionalismi di sorta.

Guardatelo anche voi e fatemi sapere cosa ne pensate!

Alla prossima!

 

Martina Corona

 

Per approfondire:

 

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