La Campania altomedievale rappresenta un capitolo affascinante e variegato nella storia della penisola, essendo forse il luogo in cui si esprime al meglio la divisione tra mondo bizantino e mondo longobardo. A partire dal VI secolo la regione diventa teatro di scontro tra queste due potenze, situazione che viene ulteriormente complicata da due elementi: da un lato l’invasione franca del Regno longobardo, il cui lascito politico e culturale è acquisito dal Ducato – poi Principato – di Benevento; dall’altro il graduale allontanamento della Campania bizantina dal controllo diretto dell’Impero dovuto alle spinte autonomistiche dei nascenti ducati tirrenici. Le continue guerre per il controllo del territorio e le complesse dinamiche politiche della regione delineano un panorama in continuo mutamento, che lascia una forte impronta sull’evoluzione storica della Campania.

Tra le terre più floride dell’Italia romana – non a caso da essi denominata Campania Felix – la regione viene devastata dalle invasioni vandaliche e visigotiche, per poi godere di una lenta ripresa sotto la dominazione ostrogota. La Campania di questo periodo è tra le regioni più popolate della penisola, grazie alla sua produttività agricola ed alla presenza di città come Napoli e Capua che, nonostante il declino urbano subito con la caduta dell’Impero, rimangono importanti centri commerciali e culturali. Per questi motivi la Campania viene duramente contestata nell’arco della guerra gotica (535-553), a partire dall’assedio bizantino di Napoli nel 536, a solo un anno dall’inizio della guerra; al contesto bellico si aggiungono la carestia e la peste giustinianea, fattori che portano ad uno spopolamento generale della regione, con l’abbandono quasi totale di città come Capua e Cuma.

Le devastazioni subite e la debolezza delle difese locali facilitano la penetrazione dei longobardi, che nel 570, guidati dal comandante Zottone, si impadroniscono di Benevento. Dalla loro base nell’entroterra campano i longobardi si espandono in tutte le direzioni, fondando un ducato autonomo che si estende dal Molise alla Calabria settentrionale. Della Campania bizantina rimane solo una stretta fascia costiera incentrata sulla città di Napoli. Questa, ben difesa in quanto sede del tribunus e dello iudex provinciae (o iudex campaniae) – detentori del potere militare e civile rispettivamente – resiste ai tentativi di conquista longobardi. Da questo momento, e fino all’invasione normanna nel XI secolo, le “due Campanie” hanno caratteri distinti, influenzati da differenti culture politiche, necessità geografiche e sviluppi economici.

Successivamente all’invasione longobarda ed all’istituzione dell’Esarcato d’Italia nel 584, i rimanenti territori bizantini in Campania vengono riorganizzati per formare il Ducato di Napoli, la cui difesa spetta al dux (duca) di Napoli. La figura del dux acquista gradualmente maggiori poteri, arrivando a sostituire lo iudex provinciae, che scompare dalle fonti circa la metà del VII secolo. L’ascesa del duca come capo politico della regione avviene contro la volontà del governo bizantino, culminando nella temporanea secessione del Ducato dall’Impero nel 616, proclamata dal duca Giovanni Consino; la ribellione viene presto sedata dalle truppe esarcali ed il Ducato viene nuovamente annesso all’Impero, acquisendo però nei decenni seguenti una maggiore autonomia – nel 661 l’imperatore Costante II consente ai napoletani la nomina del proprio duca, privilegio spettante in precedenza all’Esarca di Ravenna.

Da questo momento il Ducato di Napoli inizia a seguire una propria politica estera, ritrovandosi a bilanciare da un lato la formale appartenenza all’Impero bizantino, dall’altro le relazioni con il Papato, i principi longobardi e le truppe arabe che iniziano ad effettuare scorrerie nella penisola. Un passaggio importante è rappresentato dal governo del duca Stefano II, che nel 763 è il primo a coniare monete locali contro la volontà di Bisanzio, e, nello stesso anno, si schiera dalla parte del Papato contro l’iconoclastia bizantina. L’indipendenza del Ducato può di fatto dirsi compiuta agli inizi del XI secolo, quando i duchi napoletani dichiarano l’ereditarietà della loro carica (nell’840) iniziando una strategia militare autonoma, impiegando mercenari arabi nei ranghi dell’esercito ed avviando una politica mediterranea e filo-musulmana, talvolta in aperto contrasto con gli obiettivi bizantini.

La crescita del potere ducale – alla quale il governo bizantino si oppone con insuccesso – viene però contrastata da una significativa opposizione interna, incentrata sulla città di Amalfi, che nei secoli precedenti aveva acquisito un ruolo commerciale significativo. In forte competizione con i longobardi di Salerno, e più volte da essi cinta d’assedio, Amalfi sviluppa una propria politica estera e di difesa, sconfiggendo in autonomia un esercito longobardo nell’839; lo stesso anno, minacciata dalle flotte musulmane che operano nel Tirreno con l’appoggio del duca di Napoli, Amalfi si dichiara indipendente dal governo ducale, restando però sotto l’autorità formale di Bisanzio. Questa situazione, comune anche alla Repubblica di Venezia ed al Ducato di Gaeta, porta benefici ad entrambi le parti: i mercanti amalfitani possono fregiarsi della protezione e del prestigio di Bisanzio, mentre i bizantini sanno di poter contare sull’appoggio navale amalfitano nelle loro campagne militari.

I lineamenti della Campania longobarda sono ben diversi da quelli bizantini e napoletani poiché si rifanno ad un modello culturale, germanico e ariano-pagano, ben diverso dall’ortodossia e la grecità bizantina. Queste differenze permeano tutti gli aspetti del Ducato longobardo di Benevento che, con la caduta del Regno longobardo ad opera dei Franchi (nel 774), diventa il nuovo centro della cultura longobarda, fregiandosi ora della dignità di Principato. Se Napoli e Amalfi hanno una proiezione mediterranea e commerciale, le regioni longobarde dell’entroterra presentano caratteri quasi opposti, distinguendosi per una struttura gerarchica feudale e militare, ed un’economia quasi del tutto agricola e mal collegata alle vie commerciali mediterranee. Il divario tra le terre bizantine e longobarde viene conciliato molto lentamente: nel VIII secolo il porto di Salerno – nuova sede dei Principi beneventani – inizia a competere con i mercanti amalfitani lungo le vie commerciali tirreniche; la fioritura economica della regione tra VIII e IX secolo – dovuta in parte a questa nuova apertura commerciale – porta allo sviluppo delle grandi città del principato nonché alla fondazione di nuovi abitati, quali Sicopoli e Nuova Capua, dando così una dimensione urbana alle terre longobarde.

Ma se da un lato il Principato è caratterizzato da una crescita economica e demografica, dall’altro l’autorità politica dei principi è in forte declino, e l’unità politica del Principato non è destinata a durare. Con il Capitolare dell’851 (che segna la fine di una guerra civile avviata nell’839 con l’assassinio del principe Sicardo) il Principato viene diviso a metà e dalla sua porzione occidentale (corrispondente all’incirca alla Campania costiera, la Lucania e la Calabria settentrionale) nasce il Principato di Salerno; da quest’ultimo, nell’887, si separa il Principato di Capua, portando così a compimento un nuovo quadro politico destinato a durare fino alla conquista normanna.

In conclusione, la Campania altomedievale è un luogo di contrasti e trasformazioni, segnato dalla contrapposizione e dalla coesistenza tra bizantini e longobardi. Questi secoli di contese e influenze reciproche non solo hanno definito il panorama politico e militare della regione, ma hanno anche lasciato un’impronta duratura sulla sua cultura, economia e società.

 

Thomas Whitaker Bott

 

 

Per approfondire:

ABULAFIA DAVID. Il grande mare: storia del Mediterraneo. Mondadori, Milano, 2019.

COSENTINO SALVATORE. Storia dell’Italia bizantina, VI-XI secolo: da Giustiniano ai normanni. 1. Ed., Bononia University Press, Bologna, 2008.

PANARESE ANGELO. Longobardi Bizantini Normanni nel Mezzogiorno: secoli VII-XIII. Il Sud nella storia d’Italia 1. Capone editore, Lecce, 2021.

RAVEGNANI GIORGIO. I bizantini in Italia. Il Mulino, Bologna, 2004.

TANZINI LORENZO, TOCCO FRANCESCO PAOLO. Un Medioevo mediterraneo. Mille anni tra Oriente e Occidente. 1. Ed., Carocci editore, Roma, 2020.

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