
L’istituzione Chiesa ha oltre 2000 anni e in questo lunghissimo lasso di tempo moltissimi sono stati i mutamenti nella gerarchia, nella ritualità, nella gestione del potere, etc etc.
E quindi è logico pensare che anche l’elezione del pontefice sia cambiata nel corso del tempo.
Noi tutti sappiamo che attualmente il papa è scelto da un conclave. Ma come era eletto prima della sua istituzione?
Per rispondere a questa domanda è necessario fare un passo indietro e tornare agli albori del cristianesimo.
Dopo che il cristianesimo fu dichiarato religio licita all’interno del mondo romano e poi anche religione di stato, il capo indiscusso era considerato l’imperatore. Ovviamente, l’imperatore non poteva occuparsi di tutte le questioni religiose e pian piano alcuni vescovi iniziarono ad avere ruoli di primo piano rispetto ad altri. Ad esempio durante il concilio di Calcedonia (451) si riconobbe al patriarca di Costantinopoli il primo posto tra le chiese orientali mentre al vescovo di Roma il primato in merito alle questioni dottrinarie e di giurisdizione ecclesiastica. Qui iniziano a porsi le basi per l’affermazione del vescovo di Roma quale capo della cristianità e un ruolo importante lo ebbe papa Leone Magno (441-468) che sosteneva che il primo vescovo di Roma aveva ereditato direttamente da Pietro la carica e questo gli dava la responsabilità sulla Chiesa in generale.
Nei primissimi anni del cristianesimo, il vescovo di Roma o designava il suo successore o democraticamente i cristiani della città eleggevano il suo rappresentante ma con la disgregazione della parte occidentale dell’Impero le cose cambiarono. L’instabilità politica nel mondo occidentale dopo il 476 cambiò sì le carte in tavola ma la figura del vescovo di Roma ancora non primeggia fino all’arrivo dei Longobardi.
Infatti, nel 728 il re longobardo Liutprando cede al papa alcuni territori intorno a Roma con quella donazione nota ai più come Donazione di Sutri. Così il pontefice diventa anche un possidente terriero e ora la sua carica fa gola a molti.
Insomma, nell’Alto Medioevo è il clero della diocesi di Roma a eleggere il papa per consenso generale o per acclamazione. Il candidato, successivamente, era presentato ai capi delle famiglie più importanti per l’approvazione o disapprovazione. Questa procedura lasciava ampio spazio alle famiglie più potenti che spesso influenzavano il voto quando non imponevano, anche con l’uso delle armi, il proprio candidato. Nel 769 un sinodo lateranense soppresse la consuetudine di sottoporre il neoeletto all’approvazione dei laici, ma questo diritto fu ripristinato un centinaio di anni dopo.
Tra IX e XI secolo il papato romano vive uno dei suoi momenti più bui, è il periodo della cosiddetta pornocrazia romana, durante la quale si fa scempio della sacralità dell’istituzione. Le elezioni papali sono pesantemente “corrette”, manipolate dalle famiglie romane più potenti, tra le quali spiccano i Conti di Tuscolo e i Crescenzi. Si hanno moltissimi papi di facciata, che esercitano il potere manovrati da varie personalità ( per il X secolo spicca la figura di Marozia, che merita un approfondimento a parte), inoltre gli imperatori iniziano a intervenire presentando i loro candidati e spesso a eleggerli anche senza il consenso del clero romano, creando così le figure degli antipapi.

E’ il caso di Giovanni XII, il quale viene eletto non appena compiuti i diciotto anni, nelle fonti è descritto come lussurioso e frequentatore di bordelli. Inutile dire che questo suo lato è preso di mira dai suoi nemici e ha dato loro degli argomenti per protestare contro la sua elezione. Siamo nel 962 e Ottone I di Sassonia viene incoronato imperatore proprio da Giovanni. Ottone I sappiamo essere interessato a riportare sotto il proprio controllo il potere papale e l’elezione pontificia (con il documento del Privilegium Othonis). L’imperatore agì immediatamente contro Giovanni XII, aizzato anche dal popolo romano che non accettava l’estrema lussuria del pontefice. Non tardò, quindi, la sua deposizione. Nel 963, Giovanni XII fu cacciato e il popolo romano elesse, a gran voce, Leone VIII. Giovanni si era rifugiato a Tivoli, non lontano da Roma, questo gli permise di rientrare in città quando Ottone lasciò l’Italia. Giovanni XII, tuttavia, morì poco dopo, a ventisette anni. Così si fece strada un terzo pontefice, che prese il nome di Benedetto V. Ma Leone VIII e lo stesso Ottone I non lo accettarono e dopo un breve assedio, Leone VIII rientrò in Laterano e con un sinodo depose Benedetto V, che verrà esiliato ad Amburgo. Qui abbiamo tre figure, tre pontefici, che l’annuario pontificio definisce legittimi. Anche se successive interpretazioni hanno stabilito che se Leone VIII era papa legittimo, allora Benedetto V sarebbe da considerare un antipapa.
A metà dell’XI secolo le cose iniziarono a cambiare, ad esempio papa Nicola II nel 1059 emanò un decreto che stabiliva il diritto ai soli cardinali vescovi di eleggere il papa mentre al resto del clero e del popolo spettava il compito di dare l’approvazione. Questo era un modo per sottrarre l’elezione del pontefice alla nobiltà romana. Mentre, il predecessore di Nicola II, Leone IX aveva imposto una norma che vincolava l’effettività della carica all’approvazione del clero e del popolo romano e dell’imperatore, quindi vi è una doppia accettazione.
Altra norma importante fu quella stabilita da papa Alessandro III che, nel 1179, dava la possibilità a tutti i cardinali di partecipare all’elezione e l’elezione del pontefice era da considerarsi valida solo se un candidato otteneva voti dai due terzi del collegio. Questa norma venne stabilita con la bolla Licet de vitanda che servì anche ad impedire fratture interne al sacro collegio, di modo che non ci fossero doppie elezioni (pontefice legittimo e relativo antipapa). Infatti, la successiva doppia elezione risalirà soltanto al 1328, con l’elezione di Niccolò V come antipapa. Ridurre, tuttavia, l’assenza degli antipapi solo a questa norma è limitante. Gli studiosi si chiedono il motivo per cui, pur essendovi uno scontro forte tra papato e impero, tra la fine del XII e per buona parte del XIII secolo, l’imperatore Federico II di Svevia non abbia mai posto sul trono papale uno dei suoi ma gli stessi sembrano non essere arrivati ad una tesi definitiva. Oltretutto, ha certamente contribuito il cambiamento vissuto dalla Chiesa tra il XII e il XIII secolo, partendo da papa Innocenzo III che, nel 1198, sceglie di farsi chiamare verus imperator ed è lo stesso pontefice che cambia il proprio appellativo, da vicarius beati Petri passerà al più conosciuto vicarius Christi.
In conclusione, questi furono gli eventi che precedettero l’istituzione del conclave come metodo di elezione del pontefice. In particolare nel 1274 quando Gregorio X lo istituisce con la bolla Ubi periculum, nella quale stabilisce che l’elezione debba avvenire in un luogo chiuso a chiave all’interno e all’esterno. Questa bolla dà ufficialmente inizio a questa istituzione medievale e che ancora oggi fa parte della nostra tradizione.
Eleonora Morante, Giulia Panzanelli
Per approfondire:
PARAVICINI BAGLIANI AGOSTINO, Morte e elezione del papa. Norme, riti e conflitti, Viella Editrice, Roma 2013
PARAVICINI BAGLIANI AGOSTINO, VISCEGLIA MARIA ANTONIETTA, Continuità e mutamenti dal Medioevo ad oggi, Viella Editrice, Roma 2018
PRIGNANO MARIO, Antipapi. Una storia della Chiesa, Laterza Editore, Bari-Roma 2024
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