Cari amici medievaleggianti, il film che recensiremo oggi è Il Pataffio, uscito nelle sale cinematografiche nel 2022 e disponibile su Netflix da gennaio 2024. Questa pellicola dal nome che ci fa sorridere è tratta dal romanzo omonimo (1978) di Luigi Malerba. Era da tempo che non si vedeva una commedia italiana così riuscita, merito del regista Francesco Lagi e del grandissimo cast formato da Lino Musella, Giorgio Tirabassi, Alessandro Gassmann e Valerio Mastandrea. Veramente bravi tutti.

Il Pataffio è una storia che ci trasporta in un Medioevo ciociaro, abitato da poveri contadini (villani) e da signorotti con titoli che non valgono poi molto (Marconti). La pellicola si apre con una scena che ci fa capire immediatamente quale sarà l’andazzo del film: ci troviamo nella Valle del Liri (nel frusinate) con la nostra simpatica carovana composta dal Marconte Berlocchio di Cagalanza, la sua novella sposa Madonna Bernarda, il malconcio Frate Cappuccio, il consigliere Belcapo e uno sparuto manipolo di soldati capeggiato da Ulfredo e Manfredo

Freschi di nozze, Belrocchio e Bernarda si stanno dirigendo verso il feudo promesso dal padre di lei, il re di Montecacchione. E se già a questo punto i nomi ci hanno strappato una risata, quello del feudo non sarà da meno: Tripalle. E così, armati di santa pazienza e con tanta voglia di diventare dei grandi e potenti signori locali, dopo aver sbagliato strada, finalmente i nostri eroi giungono nello sperduto e diroccato castello di Tripalle, di cui ci è rimasto veramente poco. 

È qui che i signorotti fanno la conoscenza dei pochi villani che abitano quelle terre sassose, capeggiati dal furbo e simpatico Migone. Il povero Marconte, compreso che in realtà era stato gabbato, non solo per il titolo nobiliare inventato ma anche per la povertà del suo feudo – tenta di darsi un tono usando il pugno di ferro con i suoi sudditi… che riescono a farlo fesso in diversi modi.  

Ma non sono solo i villani a dare filo da torcere al nostro Berlocchio, anzi! Sua moglie Bernarda sarà una gran spina nel fianco per il povero Marconte. Innamorata dell’amore e del cavaliere della tavola rotonda Tristano, sogna di essere presa e bruciata dal fuoco della passione. Ignorata così dal suo legittimo sposo, si lascia andare tra le braccia del furbo Frate Cappuccio, che la convince a concedersi… non immaginando il finale!

Inizia così un’esilarante commedia, che mette a nudo tutti i personaggi nella loro semplicità. Con un latino sgangherato e un proto-romanesco, scopriamo la lascivia del Frate, l’ambiziosità ossessiva del Marconte, la voglia d’amore della povera Bernarda e la disperazione di quei quattro soldati sfortunati mandati come corte di Berlocchio. L’ispirazione di questa pellicola è chiara: la famosissima Armata Brancaleone. In entrambi i film si riesce a far riflettere usando ironia e scene divertenti ma mai demenziali.

L’immagine che ci restituisce Il Pataffio, tra un adulterio e una guerra combattuta con scale troppo corte, è quella di un Medioevo reale, dove la fame e la povertà fanno da sfondo ma anche da protagoniste. Questa è una pellicola dove si ride, ma anche dove si rimane di sasso e si riflette; un film completo dove il Medioevo non è ridisegnato ma reso con cruda intelligenza. Anche grazie alle performance attoriali che finalmente ci restituiscono la voglia di guardare un film fino alla fine. (Siamo stati messi a dura prova con: In the Name of The King, Catherine called Birdy, Medieval, …)

Consigliato a chi ha amato i film di Monicelli, ma anche a chi ha voglia di vedere un Medioevo diverso, più profondo. Speriamo che sia la prima di una lunga serie di nuove commedie italiane! 

 

Martina Corona

 

Per approfondire:

“Cinema e Medioevo”, «Bianco e nero: rivista quadrimestrale del Centro sperimentale di cinematografia», n. 600, CARDINI FRANCO, FACCHINI RICCARDO, IACONO DAVIDE, (a cura di), Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia; Sabinae, 2021

MALERBA LUIGI, Il pataffio, Quodlibet, Macerata, 2015

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Written by : Redazione

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