Scomparsa nel maggio del 2016, Gianna Chiesa Isnardi è stata una figura chiave per lo studio della filologia germanica (in particolare dell’area nordica) in Italia, e continua tutt’ora ad esserlo con i preziosi saggi che ci ha lasciato. Studiosa che affrontò saghe e fiabe islandesi, traduttrice dell’Edda di Snorri Sturluson, nonché autrice di volumi fondamentali come I miti nordici (Longanesi, 1991) e Storia e cultura della Scandinavia. Uomini e mondi del Nord (Bompiani, 2015), ultima opera da lei realizzata, fu la fondatrice della sezione di scandinavistica dell’Università di Genova (1992). Meno conosciuta è l’Isnardi autrice di narrativa, di cui invece voglio parlare oggi, più precisamente del suo romanzo breve Il Re del Mare.
Il passaggio dallo studioso al creativo non è insolito, si pensi al famosissimo J.R.R. Tolkien, al suo successore Tom Shippey, oltre che eccelso accademico anche autore di narrativa sotto gli pseudonimi Tom Allen e John Holm, o ancora al più recente Bergsveinn Birgisson (considerateli tutti spunti che non mancheremo di approfondire). E naturalmente anche la nostra autrice, che sceglie di aprire la sua opera come una fiaba, iniziando col classico “c’era una volta”: c’era una volta Odd, figlio di re Björn.

Si tratta di un giovane che sogna fin dall’infanzia il suo glorioso futuro di vichingo e la fama che avrebbe guadagnato con la sua spada, ma alla prima incursione lo attende un brusco risveglio: lo scontro con la realtà della battaglia suscita in Odd un profondo turbamento (ribaltamento di prospettiva che troviamo anche nel romanzo di Abercrombie The Heroes, di cui abbiamo già parlato) e una bruciante insoddisfazione. Il protagonista è quindi una figura a cui siamo poco abituati: un vichingo incerto.
La strada per la realizzazione di sé deve quindi prendere una direzione differente. Sebbene Odd tenti a più riprese di solcare nuovamente il mare con i vichinghi, il destino lo vuole a terra, a crescere e costruire, e l’avventura torna solo quando ormai è stata dimenticata, accantonata dall’età matura.
Ne Il Re del Mare ritroviamo elementi che la nostra mente evoca automaticamente quando si nomina il mitico mondo nordico, come le norne, le valchirie, i giganti ed un vecchio viandante curvo, avvolto in un mantello, dalla grande conoscenza e dalle capacità straordinarie. Ma il testo offre anche riferimenti più velati, come gli uccelli parlanti che ricordano le avventure di un altro giovane eroe, Sigfrido, grande protagonista delle letterature germaniche medievali, o ancora piccoli accorgimenti linguistici, come il termine Valhalla accompagnato dall’articolo femminile e non maschile (come dovrebbe, ma non siamo abituati a trovare nell’uso comune).
Accompagnati dalla descrizione romantica della natura che fa da sfondo alle vicende narrate, che intrecciano storia e immaginazione, vi lascio il piacere di scoprire l’esercizio di fantasia di una voce, che per anni ci siamo abituati a sentire, intonare una melodia differente leggendo Il Re del Mare.
Valérie Morisi
Per approfondire:
CHIESA ISNARDI GIANNA, I miti nordici, Longanesi, Milano 1991.
CHIESA ISNARDI GIANNA, Il Re del Mare, Il Cerchio, Rimini 2014.
CHIESA ISNARDI GIANNA, Storia e cultura della Scandinavia. Uomini e mondi del Nord, Bompiani, Milano 2015.
STURLUSON Snorri, Edda, tradotto con introduzione e note di Gianna Chiesa Isnardi, Garzanti, Milano 2016.

 

Nell’immagine: una moneta d’argento coniata intorno all’825 a Hedeby (chiamato anche Haithabu), centro di commercio dell’era vichinga situato nella parte meridionale della penisola dello Jutland, nel circondario di Schleswig-Flensburg (Germania), dal maggio 2018 sito patrimonio mondiale dell’umanità.