Tra i personaggi rivoluzionari medievali, soprattutto in ambito religioso, Jan Hus occupa sicuramente un posto importante, specialmente perché la sua tragica morte diede avvio a una rivolta che fu repressa con difficoltà. Scopriamo la sua storia.

Nato attorno al 1371 nel sud della Boemia (una regione dell’attuale Repubblica Ceca), si sa poco della sua vita prima del suo arrivo all’università di Praga nel 1390. 

Già prima dell’arrivo di Hus all’università, c’era stato un tentativo di riforma del clero e dei suoi costumi poiché quasi il 40% delle terre della Boemia apparteneva alla Chiesa. 

Questi tentativi non portarono a riforme effettive, il successo più importante fu la fondazione della Cappella di Betlemme, nel 1391, luogo fondamentale della predicazione in Boemia e in cui lo stesso Hus fu attivo. Infatti il riformatore predicò dal pulpito della cappella, per la prima volta, nel 1402: ormai era diventato uno stimato professore dell’università di Praga e nel 1400 era stato ordinato sacerdote. 

Ad ascoltarlo vi erano molte donne, ricchi borghesi, studenti, funzionari di corte e un nucleo di nobili, nonché saltuariamente la regina Sofia (1376-1425); ma non mancavano i suoi nemici, pronti a cogliere messaggi non conformi alla dottrina. 

Ritratto di HusPrima della sua ordinazione, nel 1398, Hus venne a contatto con il pensiero di John Wyclif, teologo inglese dichiarato eretico qualche tempo prima. Nell’università di Praga iniziarono i dibattiti sugli scritti dell’inglese: alcuni rifiutavano di considerare la sua opera come eretica; altri, appoggiati dal vescovo della città, sostenevano la sua non conformità. 

Nel frattempo, la situazione della Chiesa di Roma post-Avignone era peggiorata, provocando uno scisma incominciato con l’elezione di due papi – quello romano, Urbano VI, quello avignonese, Clemente VII. Lo scisma non si risolse neanche dopo la morte dei due papi, poiché vennero eletti i loro due successori. 

Il concilio di Pisa avrebbe dovuto risanare la situazione con l’elezione di Alessandro V, ma gli altri due papi rifiutarono di dimettersi. La cristianità occidentale si ritrovò con tre papi: il romano Gregorio XII, l’avignonese Benedetto XIII, il pisano Alessandro V. 

I cardinali chiesero ai sovrani europei di mantenere la neutralità e per far ciò, il re di Boemia Venceslao IV appoggiò una riforma delle rappresentanze universitarie in favore della fazione boema. Così, di là a qualche tempo, Jan Hus divenne rettore dell’università. 

Questo ruolo fornì protezione a Hus quando il vescovo di Praga iniziò ad attaccarlo. In questa disputa sull’ortodossia di Hus fu coinvolto uno dei papi del periodo, Alessandro V (1339-1410), che autorizzava il prelato a prendere provvedimenti: si proibiva la diffusione delle idee di Wyclif e, soprattutto, si vietava ogni predicazione che non fosse fatta all’interno delle chiese parrocchiali e conventuali; si toglieva così legittimità all’operato di Hus. Predicazione di Jan HUs

Il provvedimento, inoltre, prevedeva il suo allontanamento da Praga. Ma a salvare la situazione intervenne Venceslao IV che in quel momento era in lizza per il trono imperiale: l’accusa di eresia mossa contro un suo prestigioso suddito rischiava di comprometterne la candidatura, perciò preferì risolvere la questione internamente, senza ingerenze della Curia. Il vescovo di Praga non si fece intimidire e continuò la sua opera contro Hus, al che il sovrano iniziò a confiscare i beni ecclesiastici.

Ma era solo questione di tempo prima che Venceslao abbandonasse il riformatore. 

L’occasione fu la crociata bandita dal papa pisano Giovanni XXIII (1370 ca.-1419) contro Ladislao (1377-1414) re di Napoli, sostenitore dell’altro contendente al soglio pontificio, il romano Gregorio XII. 

Per finanziare la guerra furono messe in vendita indulgenze e in Boemia il re ottenne una congrua percentuale del ricavato. Il mercato delle indulgenze, però, non era molto fiorente  nel regno poiché il movimento riformatore ne aveva già messo in dubbio la validità: Jan Hus dalla Cappella di Betlemme si scagliò contro questo mercimonio e contro la crociata. 

Il predicatore si spinse oltre: nel giugno del 1412 durante una disputa universitaria, sottopose la bolla delle indulgenze ad una critica teologica, demolendola in modo radicale. Così facendo, Hus iniziò a perdere il sostegno del re e di alcuni suoi seguaci. 

Perseguendo nelle sue idee, fu scomunicato e quindi, di fatto non più un membro della comunità cristiana. La Cappella di Betlemme fu demolita e Hus sfuggì all’arresto rifugiandosi nel sud della Boemia. 

Nel frattempo, la situazione del papato continuava ad essere incerta e il nuovo imperatore Sigismondo di Lussemburgo (1368-1437) decise di convocare un nuovo concilio a Costanza per risolvere le questioni di maggior peso. Era il primo novembre del 1414. Miniatura del concilio di costanza

L’imperatore stesso, nonché fratello del re di Boemia e quindi possibile erede al trono, sollecitò Hus a partecipare per chiarire la sua posizione, garantendogli un ritorno in Boemia incolume. 

Una volta arrivato in città, il predicatore non ebbe il tempo di difendersi poiché venne subito arrestato, mentre una commissione vagliava i suoi scritti. 

Il 18 maggio 1415 fu chiesto a Hus di ritrattare ciò che era stato riconosciuto come eretico ma egli si rifiutò, chiedendo di potersi difendere in un’udienza pubblica. Ce ne furono diverse, ma non gli fu quasi mai permesso di parlare. 

Il 6 luglio Hus fu riconosciuto colpevole di eresia e bruciato sul rogo. 

La sua morte dette avvio a una serie di eventi a catena che portarono allo scontro armato tra i suoi seguaci e i cattolici, e solo nella prima metà del Seicento la Boemia ritornò a seguire il credo cattolico. 

Ma cosa diceva Hus di così sconcertante? Per scoprirlo, leggete l’articolo qui linkato.

 

Giulia Panzanelli

 

Per approfondire:

MOLNAR AMEDEO, Jan Hus: testimone della verità, Claudiana,Torino  2004

ŽAKOVÁ ANEŽKA, Jan Hus fra tradizione e rivoluzione, Aracne, Canterano (Roma) 2017

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Written by : Redazione

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