Tra i grandi temi che si studiano a scuola in riferimento al Medioevo c’è sicuramente il papato avignonese, anche noto come cattività avignonese, che richiama la cattività/prigionia babilonese degli ebrei. Ma cos’è? E soprattutto perché la sede papale viene spostata in Francia e proprio ad Avignone?

Tutto inizia nell’ottobre 1303 con la morte di Bonifacio VIII, uno dei papi più conosciuti, odiati e calunniati del Medioevo. Filippo IV di Francia cerca di immischiarsi nella politica pontificia e ci riesce facendo eleggere al soglio pontificio, nel 1305, un ecclesistico francese: Bertrand de Got, arcivescovo di Bordeaux che prese poi il nome di Clemente V. Prima di lui c’era stato il brevissimo pontificato di Benedetto XI, morto prematuramente.

L’elezione e la consacrazione di Clemente V avvennero a Lione e non a Roma, il papa si era rifiutato di tornarci perché giudicava la città poco sicura per la sua persona e la sua Curia. Pur non mettendo mai in dubbio che la città di Roma fosse il vero cuore della cristianità, dal 1309 il nuovo papa decide di risiedere ad Avignone, scelta sia perché appartenente ai conti di Provenza (quei famosi Angiò, sovrani di Napoli) fedeli vassalli della Chiesa, sia perché vicina alla contea del Venassino, proprietà della Chiesa dal 1273. Altre ragioni che inducono Clemente V a rimanere in Francia, oltre alla situazione turbolenta di Roma, sono: il vano tentativo di arginare il desiderio di Filippo IV di intentare un processo per eresia contro Bonifacio VIII; la sua salute precaria; un’intrinseca debolezza del pontefice, abile canonista ma politico poco accorto e quindi facilmente manipolabile dal sovrano francese.

Proprio per via della sua debolezza politica, il pontificato di Clemente V è considerato il più sfacciatamente filofrancese tra quelli avignonesi, non solo perché nomina nel Collegio Cardinalizio quasi tutti vescovi francesi, che ovviamente erano contrari al ritorno in Italia, ma anche perché non si oppone al Concilio di Vienne (1311-1312), un sinodo prettamente politico dove viene fatta la volontà di Filippo VI il Bello con la condanna post mortem di Bonifacio VIII e, soprattutto, l’arbitraria soppressione dell’ordine dei templari.

Il successore di Clemente V fu Giovanni XXII, d’indole tutt’altro che sottomessa rispetto al predecessore, lo ricordiamo soprattutto per essere intervenuto nella disputa per il trono tedesco del 1314 tra Ludovico il Bavaro e Federico il Bello d’Asburgo. Il pontefice rivendica il diritto di approvazione dell’elezione e di conferimento del vicariato imperiale in Italia, dove  mirava a insediare un governo guelfo-francese, per questo si schiera contro il Bavaro. Quest’ultimo, però, riesce ad avere la meglio sul rivale e contesta le pretese papali, così si consuma l’ultimo feroce conflitto tra papi e aspiranti sovrani, tra imperium e sacerdotium. Nel 1327 Ludovico si reca a Roma dove si fa incoronare e nomina un antipapa, Niccolò V che dopo poco si sottomette al volere del legittimo pontefice. Lo scontro non si ferma neanche dopo la morte, nel 1334, di Giovanni XXII il quale, a causa della sua intransigenza, aveva portato parte della cristianità tedesca a essere ostile al papato. È solo con grande fatica che il nuovo pontefice Benedetto XII riesce a riconciliarsi con Ludovico.

L’acquisto, nel 1348, della città di Avignone e l’ingrandimento dello stupendo palazzo papale si devono invece a Clemente VI,  che però si dimostra un pontefice debole: riprende il conflitto con il Bavaro, che muore poco dopo, e si rivela incapace di mediare nello scontro tra Francia e Inghilterra, in quella che sarà la neonata Guerra dei Cent’anni. Inoltre, Clemente VI è colui che stabilisce la cadenza dei giubilei ogni 50 anni e non 100 come aveva previsto Bonifacio VIII. 

Innocenzo VI si dimostra più abile del suo predecessore: riesce a mediare nel conflitto franco-inglese portando alla pace di Bretigny del 1360 e mantiene buoni rapporti con il re tedesco Carlo IV, che fa incoronare imperatore a Roma da un suo legato nel 1355. Soprattutto, inizia concretamente a preparare il rientro in Italia del papa e della Curia, infatti nel 1353 affida al cardinale Egidio d’Albornoz il compito di recuperare quei territori dello Stato pontificio sottrattisi al dominio papale nel corso degli anni precedenti. L’Albornoz riesce egregiamente in questo compito non solo emanando un corpo di leggi dette Costituzioni egidiane, con lo scopo di fornire un fondamento giuridico e maggiore sicurezza politica al papato, ma dove si rivelò necessario usò anche le armi.

Innocenzo VI non riesce però a concretizzare il rientro poiché muore poco dopo la fine della missione dell’Albornoz. Il successore Urbano V è ugualmente convinto del trasferimento di sede, Avignone non era più una città sicura: dopo la pace di Bretigny era attaccata da mercenari sbandati che non avevano più una guerra da combattere, così il 16 ottobre 1367 il papa fa il suo ingresso a Roma. I continui disordini all’interno della città, la rivolta di Perugia, l’ostilità manifestata dal signore di Milano, Bernabò Visconti, e l’intenzione di mediare nel conflitto riesploso tra Francia e Inghilterra, inducono Urbano V, nel settembre 1370, a ritornare ad Avignone dove morirà poco dopo.

Il compito di tornare a Roma ricade sul suo successore Gregorio XI. Pur impegnato nella delicata opera di mediazione del conflitto franco-inglese, il nuovo papa cede alla doppia minaccia di una sollevazione, capeggiata da Firenze, e dell’elezione di un papa italiano se non fosse rientrato al soglio di Pietro; ma anche alle pressioni fatte da Caterina da Siena.

Così il 17 gennaio 1377 papa e Curia rientrano definitivamente a Roma.

Concludendo, il papato ad Avignone rafforzò le sue strutture amministrative e la Curia divenne anche il luogo dove si vendevano cariche ecclesiastiche, indulgenze; un luogo tanto carico di lusso che le spese per mantenerla divennero esorbitanti, portando ad un aumento della pressione fiscale con la richiesta continua di contributi e decime a tutto il mondo cristiano. Questo portò Francesco Petrarca a definire Avignone, nel suo Canzoniere, “l’empia Babilonia” e ad alienare parte della cristianità che vide nel papato, nella Curia e poi in Roma un luogo di perdizione.

 

Giulia Panzanelli

 

Per approfondire:

AA.VV., Aspetti culturali della società italiana nel periodo avignonese, Atti del convegno (Todi, 15-18 ottobre 1978) Cisam, Spoleto 1981

GUILLEMAIN BERNARD, I Papi di Avignone, Ediz. San Paolo, Cinisello Balsamo 2003

MERLO GIOVANNI GRADO, Dal Papato avignonese ai grandi scismi: crisi delle istituzioni ecclesiastiche?, in La Storia. I grandi problemi dal Medioevo all’età contemporanea, collana diretta da N. Trandaglia e M. Firpo. UTET, Torino 1988

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Written by : Redazione

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