Noi di Medievaleggiando, per la settimana più paurosa dell’anno, dedichiamo una serie di articoli sul tema e, per la rubrica di medievalismo musicale, ho pensato di parlarvi della canzone “La ballata dell’amore cieco” di Fabrizio de André. Fa molta paura, infatti, per una persona essere trattati come l’uomo “onesto e probo”, protagonista della canzone di Faber. 

La ballata dell’amore cieco” venne scritta nel 1966, inserita come lato B di un 45 giri, avente nel lato A “La canzone dell’amore perduto”, successivamente reinterpretata per l’album “Canzoni”. 

Cosa c’entra il Medioevo? Vi chiederete. Ebbene tra un po’ lo scopriremo insieme.  Iniziamo, per chi non la conoscesse, raccontando la storia alla base di questa canzone. Il protagonista, come già sottolineato, è un brav’uomo che si imbatte, e si innamora, di una donna “che non lo amava niente”. La situazione che si crea è quasi anormale e al limite del reale, il giovane, dopo una serie di prove che la donna gli richiede per conquistarla, arriva definitivamente ad uccidersi (“L’ultima tua prova sarà la morte”) per lei (“La vanità fredda gioiva”), lasciando la donna “presa da sgomento”.  

La canzone racconta una storia macabra, con un testo che lo è altrettanto ma su una base musicale allegra. Il messaggio che vuole mandare è, inoltre, amaro e crudele: “la vanità fine a se stessa non potrà mai essere appagata, in nessun caso, nemmeno in conseguenza delle azioni più orribili e violente” (Pistarini, 2010). 

Questa donna vanità è stata associata alla femme fatale, ricorrente nel corso dei secoli nella letteratura e nella musica, da “La belle dame sans merci”, per citare John Keats, a “La bella dama senza pietà” con cui Angelo Branduardi omaggia il già citato poeta inglese. 

Ed ecco che entra in gioco il Medioevo, La belle dame sans merci” deve le sue origini proprio a quest’epoca. In particolare, ha inizio con Alain Chartier, un poeta francese vissuto tra il XIV e il XV secolo. Nel 1424 scrive un poemetto, anch’esso intitolato “La belle dame sans merci”, una storia di un uomo e di una dama, sembrerebbe una bella storia d’amore ma si sta invece parlando di un amore con un triste e spietato finale. Il binomio amore-morte che ritroviamo anche nella canzone del cantautore italiano. 

Quando si pensa alla femme fatale vengono però in mente anche quei poeti maledetti che De André tanto amava, e anche in questo caso il riferimento del cantautore va proprio al loro capostipite Charles Baudelaire, della sua femme fatale, la donna crudele e spietata che vuole sangue e morte. 

C’è però da fare una precisazione, c’è infatti una grande differenza tra le due femme. La donna fatale di De André ha un briciolo di umanità, si arrende alla sua solitudine e prova un senso di forte amarezza, prova emozioni siano esse negative o positive, mentre la crudeltà è sustanziale per la femme di Baudlaire, quindi quest’ultima non possiede né un cuore né emozioni di alcun genere.  

 

Eleonora Morante

 

Per approfondire:

PISTARINI WALTER, Il libro del mondo. Le storie dietro le canzoni, Giunti Editore, Firenze 2010. 

FOSCOLO LUIGI BENEDETTO, Chartier, Alain, Enciclopedia Italiana Treccani (https://www.treccani.it/enciclopedia/alain-chartier_%28Enciclopedia-Italiana%29/).

 

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Written by : Redazione

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