Io sono il trovatore e sempre vado per paesi e città. Ora che sono arrivato fin qui, lasciate che prima di partire, io canti”
Un trovatore nel terzo millennio, chi avrebbe mai pensato di trovarlo?
Eppure è così: dal 1974 con l’album d’esordio che porta proprio il suo nome, Angelo Branduardi fa danzare l’archetto sul suo violino regalandoci sogni e visioni in musica, rievocando melodie sepolte dal tempo in una chiave personale che affascina un pubblico trasversale, appartenente a tutte le generazioni ed ai più svariati ambienti.
Se già la sua foto in copertina molto ricorda le miniature che raffigurano i trovatori medievali, con le loro chiome ricce, anche la prima canzone, Re di speranza, ci porta alla mente un’atmosfera da fiaba, così come le traccia Il tempo che verrà. Ma questo è solo l’inizio del viaggio: infatti il Medioevo così come tante tematiche care al medievalismo riaffiorano costantemente lungo tutta la carriera di questo cantautore italiano, nei testi così come nelle melodie, sebbene le sue ispirazioni travalichino i confini dell’Età di Mezzo (spaziando sia nell’Antichità che nel Rinascimento, spingendosi oltre alla soglia del Novecento) e quelli dell’Europa.

Affascinato dal violino sin dall’infanzia, quando il padre amante dell’opera glielo fece scoprire, e con una formazione al conservatorio di Genova, a cui segue lo studio presso l’Istituto Tecnico per il Turismo e poi alla Facoltà di Filosofia di Milano. Ma il talento di Angelo Branduardi non si affina soltanto nelle istituzioni: come strumentista si trova ad affiancare il grande Fabrizio De André (del medievalismo delle sue canzoni vi abbiamo parlato in Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers e in Quando un cantautore genovese incontra un poeta medievale), mentre registra il capolavoro La buona novella.
L’album più famoso di Branduardi è probabilmente Alla fiera dell’Est, del 1976, che contiene l’omonima canzone, e ci offre splendidi spunti medievali e medievalisti. La prima canzone da menzionare è senz’altro Sotto il tiglio, il cui testo viene dal componimento in medio alto tedesco Under der linden del minnesänger (poeta d’amor cortese tedesco) Walther von der Vogelweide, che visse tra il XII e il XIII secolo. Il dono del cervo racconta di quella che nel Medioevo diventa un’attività nobiliare teatro di numerose dinamiche sociali, la caccia. La serie dei numeri non manca di menzionare il mago per antonomasia, Merlino, assieme a nani, guerrieri e fanciulle danzanti, e a sua volte viene da un testo precedente contenuto nella raccolta Barzaz-Breiz. Chants populaires de la Bretagne, una collezione di canti popolari della Bretagna ad opera del filologo Théodore Hersart de La Villemarqué (1839).
E trattando di revival del Medioevo non si può non presentare il progetto Futuro Antico, lanciato nel 1996 e finora composto di otto cd, che parte dall’ultimo secolo del Medioevo per poi avanzare nel Rinascimento, un periodo che molto spesso nell’immaginazione popolare si confonde col Medioevo e partecipa in una certa misura alla creazione di molti scenari medievalisti (senza contare le differenti periodizzazioni che vedono il confine tra le due Età oscillare avanti e indietro a seconda della teoria e dello studioso di riferimento, come è stato illustrato nell’articolo di Eleonora Morante). Nel primo capitolo di questa opera musicale ritroviamo anche la ballata inglese Scarborough fair, la cui storia Giulia Panzanelli ha già approfondito.
Due grandi figure religiose del periodo medievale fanno da perno per due concept album del Menestrello: il primo, del 2000, è L’infinitamente piccolo, interamente dedicato alla rivoluzionaria figura di San Francesco d’Assisi in cui troviamo anche la messa in musica del canto XI del Paradiso dantesco.
Il secondo è l’ultima opera di Branduardi, la quale ha visto la luce appena un anno fa, nel 2019. Intitolato Il cammino dell’anima, è incentrato su di una grande mistica del Medioevo, Hildegard von Bingen.
Su queste ultime opere, come su altre canzoni del nostro, torneremo nuovamente a soffermarci per un maggiore approfondimento: dopotutto, non si possono riassumere più di 40 anni di musica in un solo articolo.
Per il momento, se volete sognare il Medioevo non posso che consigliarvi di scoprire (o riscoprire) questa eccellenza italiana, mentre il Menestrello continua a suonare di paese in paese, alla sorprendente età di 70 anni, con concerti in programma anche per questo tormentato 2020.
Valérie Morisi
Per approfondire:
SIMONELLI SAVERIO, La musica è altrove. Cielo e terra nelle canzoni di Angelo Branduardi, Ancora, 2012.
http://www.angelobranduardi.it/ – sito ufficiale di Angelo Branduardi