
L’Impero Bizantino, che per oltre cinque secoli ha mantenuto una presenza politica in Italia, ha lasciato una forte impronta culturale nella penisola. Dall’urbanistica alla toponomastica, dall’arte alla letteratura, l’influenza di Bisanzio permea le regioni italiane anche dopo la caduta dell’Impero, lasciando tracce durature che possiamo osservare ancora oggi. Questi lasciti culturali, rintracciabili anche attraverso ritrovamenti archeologici, si manifestano in tutte le regioni italiane, con una maggiore concentrazione nel Mezzogiorno e lungo le coste dell’Adriatico, aree geograficamente più vicine al centro dell’Impero e collegate ad esso da stretti legami politici e commerciali.
L’eredità bizantina in Italia è maggiormente evidente in ambito archeologico e architettonico, in cui sono manifestate le tracce più concrete dei cinque secoli di presenza bizantina nella penisola. Di grande importanza è la città di Ravenna, ex-capitale dell’Esarcato d’Italia e dell’Impero Romano d’Occidente, nella quale sono presenti e tuttora visitabili diverse chiese di età tardo-romana e bizantina. La loro importanza culturale, rappresentata in primo luogo dai mosaici che le decorano, è testimoniata dall’inserimento di otto monumenti ravennati all’interno della lista UNESCO “Monumenti paleocristiani di Ravenna”. Di valore significativo, inoltre, sono le chiese
ed i monasteri bizantini calabresi, la cui costruzione è ascrivibile all’ordine monastico basiliano, che conosce un’ampia diffusione nella Calabria altomedievale. Tra queste spicca la Cattolica di Stilo, candidata, assieme ad altri sette siti, per entrare a far parte della lista UNESCO dei siti patrimonio dell’umanità.
Oltre agli edifici religiosi, possiamo trovare in Italia altre testimonianze architettoniche significative dell’influenza bizantina. Un esempio è la Colonna di Foca a Roma, l’ultimo monumento costruito nel Foro Romano. Un altro è l’antico porto di Classe, vicino a Ravenna, edificato nel 27 a.C. e ampliato e riorganizzato a partire dal V secolo d.C., dapprima con il trasferimento della capitale dell’Impero d’Occidente a Ravenna e successivamente con l’istituzione dell’Esarcato d’Italia. Ancora, il castello di Sant’Aniceto, situato in provincia di Reggio Calabria, è uno dei pochi esempi restaurati di architettura militare bizantina visibili ancora oggi.
Ma l’influenza bizantina è presente anche in opere edificate nei territori non più appartenenti a Bisanzio. Le più celebri sono i monumenti normanni di Palermo, a cui si aggiungono le cattedrali di Monreale e Cefalù. Questi palazzi, costruiti nei decenni seguenti la conquista normanna della Sicilia, sono caratterizzati dall’incrocio di stili latini, islamici e bizantini. Anche a Venezia, città legata a Bisanzio sin dalle sue origini, l’influenza di Costantinopoli è onnipresente; ciò è reso evidente dallo stile bizantino della Basilica di San Marco, ma anche dal gran numero di opere d’arte bizantine trasportate a Venezia a seguito della Quarta crociata (tra cui i Cavalli di San Marco ed il monumento ai Tetrarchi).
Andando oltre queste testimonianze tangibili, si può constatare una notevole influenza bizantina nell’assetto urbanistico di alcune città, nonché nella distribuzione geografica di molti centri urbani nelle regioni del Mezzogiorno. Un gran numero di città, infatti, abbandonate a seguito della caduta dell’Impero d’Occidente, vengono rifondate e ripopolate dai Bizantini, che contemporaneamente promuovono la nascita di nuovi insediamenti urbani, favorendo la ripresa economica e demografica di queste regioni e al contempo garantendo alle autorità imperiali un controllo capillare dei territori sotto l’egida bizantina. Per fornire alcuni esempi, oltre ai molteplici centri minori di origine bizantina, risalgono a questo periodo anche città come Brindisi, rifondata dai Bizantini dopo la sua distruzione ad opera dei Longobardi; Catanzaro, fondata nel IX secolo per ripopolare un’area devastata dalle incursioni musulmane; Ferrara, nel cui assetto urbanistico è visibile ancora la forma del primo nucleo cittadino, ovvero il Castello dei Curtensi, fortificazione risalente al VI o VII secolo.
L’influenza bizantina in Italia si estende anche alle minoranze linguistiche greche, presenti in Calabria (dialetto grecanico) e in Puglia (dialetto grico). Le origini di queste comunità, ridotte oggi a poche centinaia o migliaia di locutori, sono ancora incerte e controverse; alcuni studiosi, tra cui il linguista Gerhard Rohlfs, hanno individuato la loro nascita nella colonizzazione greca del Mezzogiorno,
altri, invece, ritengono che queste comunità siano di origine bizantina. In ogni caso è certo che il dominio di Bisanzio abbia rafforzato la presenza della lingua greca nella regione, nonché influenzato la cultura di queste comunità, che, pur avendo subito un processo di italianizzazione, mantengono ancora oggi tradizioni e costumi di matrice bizantino-ortodossa.
Oltre agli aspetti linguistici e urbanistici, l’eredità bizantina si manifesta anche in contesti quotidiani, come l’introduzione della forchetta in Italia. Originariamente utilizzata nella corte bizantina, la forchetta viene introdotta nel Mediterraneo occidentale grazie ai contatti commerciali e diplomatici tra gli stati italiani e l’Impero. La sua diffusione in Italia avviene inizialmente attraverso Venezia, una delle città italiane maggiormente influenzate da Bisanzio, e successivamente si estende al resto della penisola, rivoluzionando le abitudini alimentari del tempo.
Infine, l’influenza bizantina si estende anche al campo intellettuale, avendo avuto un ruolo significativo nello sviluppo dell’Umanesimo e del Rinascimento italiano. Molti studiosi bizantini, fuggiti a seguito della caduta di Costantinopoli nel 1453, trovano rifugio nelle corti italiane, portando con sé un vasto patrimonio di testi classici greci preservati e studiati nell’Impero Bizantino. Figure come Giovanni Argiropulo, il cardinale Bessarione e Giorgio Gemisto Pletone contribuirono a diffondere la conoscenza della filosofia platonica e aristotelica in Italia, portando, ad esempio, alla fondazione dell’Accademia neoplatonica da parte di Cosimo de’ Medici, signore di Firenze. La presenza di questi intellettuali e delle loro conoscenze stimola un rinnovato interesse per l’antichità classica, la quale diventa uno dei pilastri dell’Umanesimo. I testi e le traduzioni greche arricchiscono le biblioteche italiane, influenzando profondamente pensatori come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, e gettando le basi per il fiorire delle arti e delle scienze durante il Rinascimento.
In sintesi, l’eredità bizantina in Italia è vasta e multiforme, toccando ogni aspetto della vita culturale e quotidiana della penisola. Dalla toponomastica alla gastronomia, dalle minoranze linguistiche alla trasmissione del sapere, l’influenza di Bisanzio è ancora palpabile oggi e continua a essere un elemento fondamentale per comprendere la storia e l’identità italiana.
Per approfondire:
COSENTINO SALVATORE. Storia dell’Italia bizantina, VI-XI secolo: da Giustiniano ai normanni. 1. Ed., Bononia University Press, Bologna, 2008.
RAVEGNANI GIORGIO. Andare per l’Italia bizantina. Il Mulino, Bologna, 2016.
RAVEGNANI GIORGIO. I bizantini in Italia. Il Mulino, Bologna, 2004.
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