Il 2026 sarà l’ottavo centenario della morte di uno dei personaggi più noti e affascinanti del Medioevo: Francesco d’Assisi. Tutti noi conosciamo la sua storia, le sue gesta e il suo straordinario esempio, su di lui sono stati versati fiumi d’inchiostro, a lui sono state dedicate pellicole cinematografiche, quadri, sculture, composizioni musicali, e ognuno di questi prodotti ci restituisce una personale visione del Poverello d’Assisi.

Questa multivisione riflette quella che è anche la realtà delle fonti storiche su San Francesco. Sembra paradossale affermarlo ma su di lui abbiamo anche troppe informazioni tanto da aver generato, in ambito accademico, la cosiddetta “questione francescana”. 

Quale delle numerose fonti è da considerare più autorevole? Quale riporta un Francesco più vicino alla realtà storica? Quale fonte è stata scritta prima? Chi tra questi autori ha effettivamente conosciuto e vissuto con Francesco? Queste sono solo alcune delle domande a cui i medievisti provano a rispondere da anni, alcuni punti sono stati chiariti mentre altri rimangono oscuri. 

E dalla penombra del mondo accademico, probabilmente per la prima volta, la questione su chi sia Francesco ha raggiunto il grande pubblico grazie all’ultima pubblicazione di Alessandro Barbero: “San Francesco” (Editori Laterza 2025).

Barbero conosce il suo pubblico quindi il libro non parla in maniera approfondita delle varie teorie espresse dai medievisti sulla figura di Francesco, lascia però parlare le fonti, non tutte quelle a disposizione ma la maggior parte, a dimostrazione che esistono più San Francesco. Ma procediamo con ordine.

Ogni saggio che si rispetti presenta sempre un’introduzione e questo di Barbero non fa’ eccezione, ed è utile leggerla soprattutto per capire l’intento e l’impostazione che l’autore dà al libro. Non sono molte pagine ma sono appunto di fondamentale lettura. Successivamente inizia la narrazione, o meglio le narrazioni che le varie fonti offrono su San Francesco. La prima che s’incontra è il Testamento dello stesso Poverello. Il lettore inizia subito a familiarizzare con il personaggio attraverso la descrizione che egli fa’ di se stesso, delle sue esperienze e dei suoi desideri/piani sul neonato ordine mendicante. Insomma, leggere il Testamento è fondamentale per capire sì Francesco ma soprattutto per trovare le contraddizioni/manipolazioni nel resto delle fonti. Perché non si può essere ingenui di fronte la storia, una fonte racconta una verità parziale e allo storico spetta anche il compito di ricavare la verità quanto più totale possibile.

Una volta finita la lettura del capitolo dedicato al Testamento si passa alle altre fonti, le biografie scritte su Francesco: le due di Tommaso da Celano, quelle di anonimi che hanno conosciuto (o dicono) il Santo, quella di Bonaventura da Bagnoregio e anche la testimonianza di Santa Chiara. E la testimonianza di Chiara dal mio punto di vista è la più interessante, Francesco nei suoi scritti non parla molto di lei e nel Testamento la donna e le sue consorelle sono citate giusto in un paio di passaggi, mentre nelle biografie della Santa e nei testi scritti da lei stessa il Poverello è molto presente. Guardando anche ad altre fonti non connesse al francescanesimo, sembra che le comunità maschili e femminili che si erano create intorno a Francesco fossero molto unite tra di loro ma dalle biografie ufficiali sul Santo ciò non traspare. Cosa pensare di ciò? Vi rimando alla lettura del libro per farvi la vostra idea perché appunto è un po’ anche questo il suo scopo!

Insomma, “San Francesco” di Alessandro Barbero è un libro completo: è accessibile a tutti grazie al suo stile chiaro e per nulla ridondante rende facile la comprensione di un argomento che facile non è, fornisce anche un considerevole numero di note che non sono solo bibliografiche ma anche di approfondimento, nelle ultime pagine del libro vi è un’utile tabella che scandisce gli episodi della vita del Santo riportati nelle biografie. Barbero con libro questo cerca di sdoganare quella che è la narrazione corrette a livello divulgativo che riporta una biografia lineare di Francesco quando la realtà delle fonti non è così, è un invito a non soffermarsi sulla superficie ma ad approfondire a interrogarsi su chi è il Poverello di Assisi e su chi rappresenta per noi. 

 

Giulia Panzanelli

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