
Come sappiamo Robin Hood è un personaggio che si adatta molto facilmente a tutti i contesti, le sue avventure sono ancora oggi oggetto di film/serie televisive e libri. Ma nel Medioevo chi era Robin Hood?
In un precedente articolo vi ho già parlato delle possibili identità storiche del leggendario fuorilegge della foresta di Sherwood e in questo, invece, tratterò i testi medievali che ci raccontano le sue avventure.
Preparatevi a rimanere stupiti!
Prima di proseguire con il discorso cerchiamo di capire chi erano i fuorilegge e come si diventava tali nell’Inghilterra bassomedievale.
Secondo la Magna Carta si era esclusi dal diritto già quando non si rispondeva a una convocazione in tribunale effettuata dallo sceriffo locale o trailbastons. La condizione di fuorilegge non era una passeggiata: non si poteva ricevere aiuto da nessuno e si rischiava l’esecuzione sommaria se catturati. Di fatto però il sistema legale inglese medievale dipendeva dagli amministratori locali e ciò, nella pratica, si traduceva in un’amministrazione spesso sommaria della giustizia. Gli sceriffi in questo periodo godevano di una consolidata reputazione di corruzione e comportamenti illeciti, spesso collaboravano con bande criminali locali soprattutto nei periodi di debolezza della monarchia. S’incontrano anche testimonianze di fuorilegge che riuscirono a ottenere la grazia e si ritrovarono nominati balivo o sceriffo per la stessa contea che avevano depredato.
Alla luce di ciò si comprendono molti atteggiamenti che Robin Hood ha!
Il corpus complessivo delle varie ballate a lui associate abbraccia un periodo che va dal XIII al XVI secolo. La stragrande maggioranza dei testi, tuttavia, sembra concentrarsi nei secoli XIV-XV, riflettendo, molto probabilmente, il periodo di massima popolarità.
La prima opera che abbiamo, dedicata esclusivamente al fuorilegge, è del 1450: Robin Hood and the Monk, ma riferimenti al nostro eroe compaiono in opere molto più antiche quindi possiamo dire che il suo mito era consolidato già da tempo in Inghilterra.
Queste poesie che presentano un proto- Robin Hood sono: The King and the Hermit e The King and the Shepherd, in cui il personaggio in stile Robin, mai nominato come tale, appare come un intelligente ma modesto fuorilegge che incontra inconsapevolmente il re e gli racconta delle gravi ingiustizie nel suo regno.
La ballata del 1450 Robin Hood and the Monk è molto breve e incompleta, presenta un Robin per certi versi a noi più familiare, così come altri personaggi come Little John e Moche il figlio del mugnaio. La sua trama è breve e violenta: Robin è curiosamente presentato come un uomo pio che viene tradito da un monaco avido e alla fine viene salvato da Little John e dalla sua banda attraverso un astuto inganno (persino ai danni dello stesso re di cui non si conoscere il nome).
Un altro testo interessante è Lyttell Geste of Robyn Hode, probabilmente scritto sul finire del XV secolo, è solitamente citato come l’opera che dà origine al mito di Robin così come lo conosciamo, anche se le gesta del fuorilegge descritte differiscono dalla narrativa popolare moderna. Suddiviso in quattro ballate distinte, si possono riscontrare alcuni tratti del “nostro” Robin: la sua inclinazione a operare nelle foreste reali, la sua abilità nel travestirsi, i suoi giochi giochi d’astuzia contro lo sceriffo, e il suo talento magistrale nelle gare di tiro con l’arco. Tuttavia, il contesto in cui sono ambientate queste ballate non è quello a cui siamo abituati: il re citato è un Edoardo senza alcuna specifica, molte scene sono ambientate nella foresta di Barnsdale e non in quella di Sherwood, e personaggi noti come Lady Marian e Fra Tuck sono completamente assenti, compariranno un secolo dopo, mentre sono presenti figure meno note alla tradizioni moderne.
Storici e filologi si chiedono se queste ballate siano tratte da racconti popolari ancora più antichi di fuorilegge inglesi trasformati in eroi. Ad esempio nell’XI secolo, un testo molto famoso era Gesta Herewardi, una ballata che celebrava le gesta di Hereward the Wake, un nobile anglosassone che guidò una coraggiosa, ma fallimentare, resistenza contro Guglielmo il Conquistatore. Hereward nel testo presenta tratti molti simili a Robin: sfrutta la natura selvaggia dell’Inghilterra settentrionale a suo vantaggio contro i suoi avversari normanni, raduna attorno a sé una banda di fuorilegge ferocemente leali che combattono contro l’oppressione degli invasori e spesso usa il travestimento e l’inganno per rimanere un passo avanti ai suoi nemici.
Sul finire del XIII secolo, emergono due importanti leggende anglo-normanne, entrambe con protagonisti vissuti durante i turbolenti anni del regno di Giovanni I Senza Terra. Il soggetto di Fulk Fitzwarin è un nobile anglo-normanno che si scontra con il lascivo re Giovanni dopo averne insultato l’orgoglio e si reca nella foresta con i suoi seguaci come fuorilegge in conflitto con il re e lo sceriffo e l’interesse amoroso dell’eroe si chiama persino Marian. Ancora una volta si rintracciano i temi dei fuorilegge che resistono sfacciatamente a un tiranno attraverso il banditismo selettivo. Nel racconto di Eustace the Monk, la storia segue una versione altamente drammatizzata della carriera del monaco del XIII secolo, diventato pirata della Manica e mercenario.
Quindi si potrebbe affermare abbastanza convintamente che il mito di Robin Hood sia debitore di storie precedenti e frutto di mutamenti successivi.
Ricapitolando, com’è questo Robin Hood tardomedievale?
Sicuramente un fuorilegge che vive in una foresta regia (Barnsdale/Sherwood), mette in discussione i valori della società sfidando la stessa giustizia che lo ha condannato (il perché della condanna non è sempre esplicitato), è attorniato da “un’allegra brigata” i famosi Merry Men ed è un abilissimo arciere. Il fatto che rubi ai ricchi per dare ai poveri non è esplicitato in queste prime attestazioni, Robin Hood e i suoi sono molto violenti e compiono razzie ai danni dei più ricchi ma non si sa che ne facciano di questi beni. Come già detto Fra Tuck e Lady Marian compaiono nelle tradizioni letterarie tardo cinquecentesche mentre lo sceriffo di Nottingham nei primi testi è presentato come un tontolone e credulone per poi diventare quello noi conosciamo: un uomo avido e crudele.
La leggenda di Robin Hood apre moltissimi spunti di riflessione: cosa rappresentava questo personaggio per l’uomo medievale? Perché la maggior parte delle ballate si concentra tra XIV e XV secolo? Anche se storicamente non è mai esistito ci sono personaggi reali che possono aver contribuito a creare la leggenda? A queste domande mi propongo di rispondere prossimamente!
Giulia Panzanelli
Per approfondire:
BALDWIN DAVID, Robin Hood: The English Outlaw Unmasked, Amberley Publishing, Stroud 2010
BRADBURY JIM, The medieval archer, The Boydell Press, Woodbridge 1985.
GRAHAM PHILLIPS, KEATMAN MARTIN, La leggenda di Robin Hood. Sulle tracce dell’eroe fuorilegge e delle sue generose imprese, Edizioni Piemme, Segrate 1996
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