L’Ordine del Tempio, fin dai suoi primi esordi, si era distinto per pietas e valore, al punto da riuscire a raccogliere una grande quantità di nuove vocazioni: tra le sue fila entrarono personaggi di rilievo dell’aristocrazia del tempo. 

Non solo uomini, ma anche risorse economiche e beni materiali piovvero da ogni parte sulla nuova istituzione; doni e testamenti rapidamente lo arricchirono, sia in termini di denaro liquido, che di beni materiali e fondiari. In Europa si vennero presto a creare nuove figure di Templari amministratori e tesorieri a servizio delle monarchie dell’epoca, e anche garanti di enti e istituzioni varie. 

 

Il sistema templare

Si deve ai Templari l’istituzione nell’Europa del pieno Medioevo di una prima rete creditizia. Le varie sedi dell’Ordine, sparse in Europa e in Terrasanta, erano come “lettere di credito”, che avevano il compito di trasferire a distanza grosse somme di denaro, senza correre il rischio dello spostamento materiale di masse di metallo prezioso: è corretto affermare che i Templari furono i primi banchieri sul continente, e il loro ruolo divenne sempre più importante nella rinascita del commercio nei secoli XII-XIII.

Oltre alla loro abilità finanziaria si sviluppò anche la loro importanza sotto il profilo diplomatico. Sottoposti alla diretta autorità del papa ma presenti in tutti i paesi d’Europa, nei decenni cruciali nei quali si stavano formando le monarchie feudali sul continente, i Templari assunsero quasi in modo naturale il ruolo di tramite fra autorità ecclesiastica e poteri secolari. 

La gerarchia templare

Intorno alla metà del XII secolo, venne fissata buona parte dell’architettura gerarchica del Tempio; si andò ampliando la nozione di “popolo templare”, che oltre ai fratelli che fanno professione di voto nell’ordine incorpora tutte le persone che gravitano attorno ad esso. 

riunione templareAi margini della grande famiglia templare c’è la semplice manovalanza: tanto più il Tempio aumentava la sua presenza sul territorio, tanto più aveva la necessità di contadini, artigiani e burocrati per generare, mantenere e amministrare la ricchezza di cui aveva bisogno. Anche la manovalanza militare rientrava fra le spese dei Templari che, alla bisogna, lungo i fronti di conflitto in Outremer e nella penisola iberica ingaggiava scudieri, arcieri, balestrieri e turcopoli (soldati mercenari turchi). I confratelli, invece, beneficiavano del prestigio dell’ordine e dei vantaggi spirituali ad esso attribuiti (dovevano versare una piccola rendita annuale, oppure donare un bene al momento del loro ingresso). Dai confratelli si distinguevano gli oblati laici, i quali offrivano il loro servizio ai Templari per ricavarne un beneficio, sia materiale (tipicamente sotto forma di vitalizio), che spirituale. La maggior parte di essi, come del resto i confratelli templari, proveniva dalla piccola e media nobiltà. 

Le differenze tra “fratelli”

Al cuore della vicenda templare vi erano i fratelli che avevano pronunciato i voti e che sostenevano l’ordine: sono essi stessi l’ordine. C’erano i fratelli di mestiere, che non combattevano ma lavoravano, e che erano molto più presenti in Occidente che in Terrasanta. Erano poi presenti i fratelli dediti al combattimento, i quali formavano il cosiddetto “convento” dell’ordine: cavalieri e sergenti, protagonisti permanenti nell’Oriente Latino e nel fronte della Penisola Iberica; i sergenti, a differenza dei cavalieri, indossavano un mantello scuro, ed erano equipaggiati in modo più leggero. 

La distinzione fra i due gruppi ha un’origine più professionale, prima ancora che sociale e non va sovrainterpretata, anche perché a determinate condizioni tattiche i sergenti possono essere impiegati come cavalleria e, ancora nel Duecento l’equivalenza fra nobiltà e cavalleria non si è compiuta, e infatti c’erano nobili che entravano nel tempio in qualità di sergenti, semplicemente perché non si erano fatti investire cavalieri secolari.

Quanto ai sergenti (l’élite dell’ordine), verso la metà del XII secolo avevano cucito sulla spalla sinistra del loro mantello una croce rossa: impressa in modo indelebile nell’immaginario contemporaneo, questa croce rimane non chiara per origine e tipologia di forma. 

L’Ordine templare mise quindi a frutto la combinazione tra uomini e mezzi, e si rese protagonista, nell’Oriente latino, della vivace stagione rappresentata dalla seconda metà del XII secolo, distinguendosi in termini militari, ma anche politici. Il loro statuto di religiosi, insieme alla loro esperienza, risultarono utili ai Templari nell’ambito militare e finanziario e, allo stesso modo, anche la loro abitudine alle “relazioni internazionali”, come diremmo oggi, era apprezzata in modo particolare dai principi. 

I rapporti con le monarchie europee

Il loro prestigio e successo, tuttavia, li esponeva a pericoli: il Tempio fu invischiato nelle lotte tra il re di Francia e il suo vassallo, il re di Inghilterra, e il fatto che erano presenti consiglieri templari anche tra la corte del sovrano inglese poteva sì procurare vantaggi, ma anche far nascere tensioni ed equivoci. Ad esempio: il templare Richard of Hastings fu uno dei consiglieri di re Enrico II nel conflitto che l’oppose a Thomas Becket.

I Templari ebbero anche contrasti con l’imperatore del Sacro Romano impero Federico II, anche se l’inizio dei rapporti dell’imperatore con questa istituzione era stato promettente: tra il 1209 e il 1210 il giovane sovrano aveva infatti riconfermato i doni concessi ai Templari dai suoi predecessori. 

Ma i rapporti si sarebbero guastati ancora prima della partenza di Federico II per la crociata (1228): egli avrebbe confiscato dei beni del Tempio e dell’Ospedale, e avrebbe iniziato le pratiche di espulsione dei Templari dal regno di Sicilia. Dalle cronache, come la Chronique d’Ernoul et Bernard le Tresorirer, pare che il giovane imperatore, desideroso di affermare la propria autorità, abbia cercato di recuperare i beni della corona usurpati dalla nobiltà durante la sua minore età: alcuni di questi beni sarebbero stati donati agli ordini militari.

Utilizzo dei templari

I sovrani europei utilizzarono i Templari per condurre le loro armate, almeno dei contingenti (ad esempio con il templare Brian di Jay durante le guerre scozzesi). Un esempio è quello dei Templari ai quali Giovanni Senza Terra ed Enrico II re di Inghilterra, affidarono l’amministrazione della marina militare. I Templari erano maggiormente apprezzati nel ramo finanziario: infatti, in diversi regni le case del Tempio ospitarono i gioielli e le insegne della corona (i regalia), se non addirittura gli archivi; non è il caso della Francia, ma nel regno di Portogallo e di Aragona le case di Tomar e Monzon avevano questo tipo di incarico. Il Tempio, però, non disponeva di mezzi finanziari considerevoli in Oriente, ed era tenuto a sua volta a chiedere prestiti in merito. A margine di una pagina manoscritta sono raffigurati due cavalieri templari con la tipica croce rossaIn ogni caso, non succedeva mai che un principe affidasse al Tempio la gestione dell’intero capitale che percepiva nei suoi territori. Un esempio in questo caso è quello di fratel Aymard, un templare che il sovrano di Francia Filippo Augusto, in occasione della conquista della Normandia, incaricò di occuparsi di controllare che i soldati fossero pagati e dei rifornimenti dell’armata. L’esperienza del fratello templare consentirà a re Filippo di far rientrare la Normandia nel sistema monetario francese.

L’esempio dei Templari in Spagna

I cavalieri del Tempio aiutavano spesso i sovrani europei nelle loro guerre. Esempio di una grande impresa militare portata avanti da un re assieme ai Templari fu quella condotta dal re di Aragona, Giacomo I. Con l’incoraggiamento dei Templari, il re di Navarra conquistò tra il 1229 e il 1235 le isole di Maiorca, Minorca e Ibiza, sottraendole dal governatore almohade Abu-Yahya. Fu una grande impresa militare, che coinvolse migliaia di soldati da ambo i lati, e si protrasse in una lunga guerra di assedio. Durante l’invasione di Maiorca, i Templari fornirono soldati, imbarcazioni e consigli strategici, e per tutto ciò vennero ricompensati con una parte dell’isola, che venne suddivisa tra i molti gruppi che aiutarono a conquistarla. I Templari d’Aragona aiutarono il sovrano anche nella sua guerra di reconquista cristiana (quando dovette invadere Valencia all’interno del suo esercito erano presenti circa venti cavalieri Templari). Dopo aver cacciato i Mori da Valencia (1238), re Giacomo ricompensò i Templari con una casa in città, giardini e terreni agricoli. Anche se l’ordine mantenne il controllo di formidabili castelli, il suo ruolo in quelle terre diminuì dal picco del XIII secolo. 

 

I templari e il papato

Un sovrano in particolare che protesse e finanziò i Templari fu Innocenzo III: utilizzo i fratelli come esattori fiscali, concesse all’ordine nuovi privilegi e rilasciò bolle papali dove affermava le protezioni generali di cui godeva da decenni. Descrisse i membri degli ordini militari come “uomini di carattere e prudenza”, e consigliò al clero che predicava a favore della sfortunata Quarta crociata (1202-1204) di avere sempre con loro un fratello templare o ospitaliero. Nel corso del suo pontificato ribadì il diritto dei Templari di poter raccogliere le decime e l’immunità dalle decime dovute ai membri del clero. Innocenzo riaffermò il diritto dei Templari di costruire le loro chiese, proibì a qualsiasi altro cristiano di danneggiare i fratelli o i loro beni, ed esortò a esaminare attentamente le loro nuove reclute per evitare un indebolimento del tessuto morale collettivo dei Templari. Minacciò anche di scagliare anatemi contro chiunque avesse osato disobbedire ai comandi dei Templari. Si trattava, nel complesso, di una forte riaffermazione del potere e del privilegio dell’ordine, che non passò di certo inosservata. 

Quando nel 1216 papa Innocenzo morì, l’ordine era più forte, più ricco e con più legami che in qualsiasi altro momento della loro storia. In pochi vissero la vita auspicata originariamente da Ugo di Payns e Bernardo di Chiaravalle, ma tutti avevano un loro ruolo da svolgere, sia per quanto riguardava i finanziamenti, sia per la lotta nelle crociate. </span>

 

Verso la Quinta crociata

Mentre i cavalieri Templari si stavano spostando dall’attività militare verso il settore bancario, la gestione immobiliare e la diplomazia internazionale, l’ordine era diventato centrale per il movimento crociato, soprattutto negli anni successivi alla morte di papa Innocenzo III. Con la scomparsa di Saladino in Oriente le acque ricominciarono ad agitarsi: era stata indetta una Quinta crociata, che aveva come obiettivi l’Egitto e le città mercantili del delta del Nilo. Fu un’impresa epocale, che avrebbe richiesto uomini e risorse provenienti da tutta la cristianità, per una campagna sia per terra che per mare in un territorio ostile. I Templari erano l’istituzione perfetta alla quale rivolgersi: chi meglio di loro erano dotati di dedizione, capacità e denaro per riuscire a fronteggiare questa nuova, straordinaria impresa?

 

 

Matteo Nasi

 

Per approfondire:

ANDENNA GIANCARLO, Cosimo Damiano Fonseca, Filippini Elisabetta, I Templari, grandezza e caduta della ‘Milita Christi’ Vita e Pensiero, 2016

BARBER MALCOM, La storia dei Templari, vita avventurosa, storia e tragica fine dei leggendari monaci guerrieri, Edizioni Piemme, 1997

CARDINI FRANCO, Templari e templarismo, storia, mito, menzogne, il Cerchio, 2011

DAN JONES Dan Jones, >I Templari, la spettacolare ascesa e la drammatica caduta dei guerrieri di Dio, </span>“font-weight: 400;”>Hoepli, 2018</span></p>

<p>e=”font-weight: 400;”>FRALE BARBARA Frale Barbara, I Templari, il Mulino, 2004

<p><p>MORDENTI JACOPO, I Templari, storia di monaci in armi (1120-1312), Carocci Editore 2022

SHARE THIS STORY ANYWHERE

Join the community

Iscriviti alla nostra community ed entra a far parte dei medievaleggianti.

social media

Seguici sui social per rimanere aggiornato su storia, curiosità ed eventi!