Non tutti sanno che Petrarca, instancabile scrittore, compose principalmente opere in latino. La sua produzione in volgare, infatti, è ridotta e limitata a due sole opere, una delle quali, il Canzoniere, lo ha reso famosissimo.
Allora, qual è l’altro grande scritto poetico in volgare? I Trionfi, che vi proponiamo nell’articolo di oggi. 

La stesura dei Trionfi comincia, molto probabilmente, all’altezza del 1353 e viene portata a termine solo nell’ultimo anno di vita di Petrarca, il 1374. Se il Canzoniere, per svariati aspetti – uno dei quali è la presenza di Laura che, come Beatrice, muore precocemente-  rimanda alla Vita Nuova di Dante, i Trionfi, senza dubbio, rinviano non solo alla Commedia ma anche all’Amorosa visione di Boccaccio. Basta pensare al genere che condividono i tre libri: il poema allegorico-narrativo in terza rima.

Il titolo che Petrarca sceglie per la sua opera rimanda al nome delle antiche cerimonie romane, celebrate per festeggiare il generale di un esercito dopo una vittoria militare, il quale marciava, attraversando tutta Roma, verso il Campidoglio, accompagnato da un lungo corteo di soldati, che trasportavano i prigionieri catturati e il bottino di guerra.
Quindi, il poeta, personaggio e narratore, nell’opera racconta di assistere, in sogno, ad una sfilata di varie figure allegoriche trionfanti insieme a cortei di personaggi celebri di ogni tempo.
La narrazione procede attraverso sei quadri in successione, nei quali vediamo rappresentati i temi e i miti più cari della poesia petrarchesca: l’amore, la pudicizia, la morte, la fama, il tempo e infine l’eternità.

La prima visione è quella del Trionfo d’Amore. Amore è alla guida di un carro trionfale, davanti al quale sfilano tutti i suoi prigionieri: gli amanti più celebri di ogni tempo. I primi sono gli innamorati della classicità, seguiti, subito dopo, da coppie bibliche e medievali, tra le quali compare anche Laura. Il narratore subito se ne innamora, entrando perciò a far parte del corteo delle vittime, insieme ai poeti d’amore greci, latini, italiani e provenzali.
Viene allora aperta una lunga digressione sulla natura violenta e irrazionale del sentimento amoroso, fin quando la processione giunge all’isola di Cipro, dove Petrarca conosce la schiavitù e lo strazio degli amanti condannati a soffrire. 

Dopo Amore, è il turno del Trionfo della Pudicizia, la quale assume le sembianze di Laura stessa che, grazie alle sue virtù, non cedendo al desiderio carnale dell’amante, trionfa su Amore e lo rende prigioniero. Ora è lei a guidare e redirezionare il corteo verso Roma, dove le spoglie del dio Amore verranno deposte nel tempio della Pudicizia.

Laura, sul carro trionfale, si imbatte nella Morte, la quale la uccide. A questo punto assistiamo ad un sogno nel sogno, in quanto l’amata ritorna dall’aldilà a visitare Petrarca, dichiarandogli il suo amore, tenuto sempre nascosto, per tutelare l’onore di entrambi. É così che si conclude il terzo quadro: il Trionfo della Morte.

Successivamente tocca al Trionfo della Fama. La Fama è l’unica a sconfiggere la Morte, perché dimostra di saper tenere in vita, nella memoria di chi resta al mondo, gli uomini illustri che si sono contraddistinti o per le loro azioni o per le loro opere d’ingegno.

Il penultimo quadro è quello del Trionfo del Tempo, nel quale il Sole per punire la presunzione della Fama, che pare promettere agli uomini l’immortalità, moltiplica la sua velocità. Accelerando lo scorrere del tempo, esibisce il destino che accomuna ogni realtà mondana: la distruzione, a cui, appunto, è destinata anche la gloria nei secoli. 

Nell’ultima visione, il Trionfo dell’Eternità, il narratore-personaggio, ormai consapevole della fine a cui tutto è destinato, si chiede a che cosa debba affidarsi.
La risposta conclusiva è la stessa che troviamo anche nel Canzoniere: è solo Dio che, nell’eternità, può assicurare la pace del suo spirito. Nell’aldilà al Tempo non è conferito alcun potere. Ecco, perciò, che tutto è sottratto al disfacimento. La morte terrena diventa solo una premessa necessaria per godere dello splendore divino, che rende ogni cosa più bella, stabile e definitiva. Laura, che è già in paradiso, si mostra al poeta risorta col corpo, in tutta la sua bellezza, pronta a confortare e ispirare l’intera umanità.

Allora, se sul finire del Canzoniere Laura scompare del tutto, lasciando il posto alla Vergine Maria, la quale deve intercedere presso Dio perché l’anima di Petrarca trovi finalmente la pace nella gloria di Dio, nei Trionfi – portati a termine nello stesso periodo – la figura della donna si fa nuovamente presente. Tant’è vero che negli  ultimissimi versi del poema Petrarca si chiede: “se fu beato chi la vide in terra/ or che fia dunque a rivederla in cielo?”.

In conclusione, con Laura che trionfa nell’eterno presente, torna a trionfare anche quel “giovenile errore” di cui il poeta pareva essersi pentito.

Alessandra Spagnuolo 

 

Per approfondire:

BALDI GUIDO, GIUSSO SILVIA, RAZETTI MARIO, ZACCARIA GIUSEPPE,  La letteratura, dalle origini all’età Comunale, Paravia 1802, Torino 2006.
FENZI ENRICO, Petrarca. Profili di storia letteraria, Il Mulino 1954, Bologna 2008
SANTAGATA MARCO, I frammenti dell’anima. Storia e racconto nel Canzoniere di Petrarca, Il Mulino 1954, Bologna 2011

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Written by : Redazione

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