Tante sono le band metal che hanno trovato nel grande calderone del medievalismo gli ingredienti del proprio successo, andando poi a contribuire a loro volta alla creazione del grande mito del Medioevo: il Medioevo come tempo di una maggiore connessione con l’ambiente (non raramente troviamo canzoni che integrano suoni atmosferici e naturali), come tempo dell’eroismo, come tempo di violenza (sia presentata come atrocità sia esaltata come emblema di virilità) e, ovviamente, come tempo da fiaba popolato da creature leggendarie.
È interessante osservare come si possano riconoscere diversi livelli di storicità nelle varie componenti della creazione artistica: la vicinanza alla storia o al mito degli eventi trattati nei testi (da Giovanna d’Arco a re Artù), le rielaborazioni di poemi medievali, l’uso di lingue morte e di ricostruzioni di strumenti musicali del periodo, la ripresa di melodie che si ritengono originarie dell’Età di Mezzo, ma anche di arie provenienti da compositori del periodo romantico che andavano a rappresentare un passato mitico (il primo che sovviene è senza dubbio Richard Wagner, ma anche Edvard Grieg, Jean Sibelius, Aleksandr Borodin solo per citarne alcuni).

Una delle forme di medievalismo più diffuse nel metal è la narrativa fantasy, tra cui spicca, come sempre quando ci si avvicina a questo genere, l’opera di J.R.R. Tolkien: il numero di gruppi (metal e non) che si sono ispirati ai racconti del professore d’Oxford è enorme, fosse anche solo per scegliere il proprio nome tra le complesse lingue che l’autore ha ideato. Dal progressive rock di Bo Hansson con Music inspired by the Lord of the Rings del 1970 agli italiani Holy Martyr con Darkness Shall Prevail (2016), il frutto più famoso di questa lunga storia d’amore tra Terra di Mezzo e musica è probabilmente il concept album Nightfall in Middle-Earth dei tedeschi Blind Guardian, basato sugli eventi raccontati nel Silmarillion.
Altre opere fantasy che sono state trasformate in canzoni metal sono le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, il ciclo della Ruota del Tempo di Robert Jordan, Le Cronache dell’Assassino del Re di Patrick Rothfuss solo per citarne alcune tra le più famose.
Numerosissimi sono poi i gruppi che hanno sviluppato un proprio racconto in uno o più album, come gli italiani Rhapsody of Fire o gli svedesi Twilight Force.
C’è poi il medievalismo che vede il Medioevo come periodo in cui emerge l’identità nazionale, che ritroviamo proposto in tantissimi esempi di medievalismo politico. Ma questa lettura non appartiene solamente all’agenda di alcuni partiti: il fenomeno trova eco anche in questo mondo, con un’ampia gamma di sfumature.
Le band possono o meno riconoscersi nella definizione di nazionalista e può esserci differenza tra le intenzioni del gruppo e la ricezione da parte del pubblico, ma dalla Scandinavia alla Spagna, miti nazionali, ma anche regionali e locali, evocano un passato che si percepisce come proprio e detentore di determinati valori.
Infine, un ulteriore aspetto che merita di essere osservato è il modo in cui il medievalismo si riflette anche nella componente visiva della scena musicale, dalla più ovvia copertina dei CD (quante volte abbiamo incontrato un’ideale nave vichinga o un cavaliere dalla pesante armatura?) al modo in cui la band decide di apparire sul palco, tra costumi ed allestimenti scenici (si pensi ai nordici Heilung, ai finlandesi Turisas o ai russi Arkona), e nei videoclip musicali.
Tutto questo contribuisce anche a formare l’idea e la fascinazione di molte persone per il Medioevo, in un ciclo in cui medievalismo e musica si influenzano a vicenda, di cui questo articolo non è che una brevissima introduzione.
Valérie Morisi
Per approfondire:
BARRATT-PEACOCK RUTH, HAGEN ROSS, Medievalism and Metal Music Studies: Throwing Down the Gauntlet, Emerald Publishing Limited, Bingley 2019.
GIORGIANNI STEFANO, J.R.R. Tolkien il signore del metallo, Tsunami, Milano 2016.