Una figura iconica come quella di Giovanna D’Arco non poteva che avere risonanza in tutte le arti: numerosissimi i quadri che la ritraggono nelle vesti di combattente, molti i film in cui vediamo la nostra eroina in azione, e nemmeno la musica manca all’appello. Vi abbiamo già parlato della canzone di Leonard Cohen, Jeanne d’Arc, tradotta (e cantata) da Fabrizio de André, ma questa non è che un tassello di un mosaico variegato nel quale possiamo trovare tutti i generi.

 

La pulzella d’Orleans infatti calca il palcoscenico teatrale nell’opera lirica firmata dal maestro Giuseppe Verdi (1813-1901) intitolata Giovanna d’Arco (1845). Composta di un prologo e tre atti, è parzialmente tratta da La Pulzella d’Orleans (Die Jungfrau von Orleans, 1801), dramma in cinque atti del drammaturgo e storico tedesco Friedrich Schiller (1759-1805). Il libretto dell’opera verdiana venne scritto da Temistocle Solera (1815-1878), librettista che collaborò a lungo con Verdi, realizzando anche i testi del Nabucco, de I Lombardi alla prima crociata e dell’Attila, solo per citarne alcuni.

La donna piena di forza e passione che il grande compositore pone sulle scene è però più frutto del Romanticismo che della cronaca storica, come abbiamo spiegato nell’articolo sulle eroine verdiane.

Ma Verdi non è l’unico a proporre Giovanna D’Arco nel mondo dell’opera: dopo di lui è la volta del famoso compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893), con la sua Pulzella d’Orleans rappresentata per la prima volta nel 1881 e scritta solo pochi anni prima. L’artista realizzò anche il libretto, partendo da diverse fonti, ricavandone infine un dramma in quattro atti e sei scene.

Dopo la Russia è la volta della Germania, con Giselher Klebe (1925-2009) e la sua Das Mädchen aus Domrémy (La fanciulla da Domrémy) rappresentata nel 1976. In questa opera in due atti, di cui il compositore scrisse il libretto assieme alla moglie Lore, ispirandosi a sua volta allo scritto di Schiller, Klebe si focalizza sulla purezza della giovane, delle sue intenzioni, che vengono travolte dalle macchinazioni di uomini potenti.

 

Avvicinandoci ancora di più al presente, e cominciando a cambiare genere, troviamo l’eroina francese protagonista di una canzone anche del nostro trovatore Angelo Branduardi (del cui medievalismo musicale abbiamo parlato in una serie di tre articoli): l’album Domenica e Lunedì del 1994 ha come terza traccia Giovanna D’Arco, in cui viene dipinta, con immagini come pennellate rapide, la chiamata divina della giovane, mentre già si intravede la tragica fine che l’attende:

Cantano le voci chiuse dentro te:

“Una contadina darà il trono a un re!”

Una spada, un elmo ed un cavallo avrai,

i capelli a ciocche taglierai leggera,

poi tutta di ferro ti rivestirai

sul fianchi di giglio, sulla croce nera.

Il fumo, il sangue, il fango

l’alba li accenderà,

al fuoco, al fuoco, brucia!

Che cosa brucerà?

Il bosco sta bruciando,

brucia la verità.”

 

La pulzella d’Orleans non poteva che essere nominata anche nel pop, niente meno che da Madonna, che nel suo album Rebel Heart del 2015 intitola l’ottava traccia Joan of Arc. Questo brano però non canta la storia dell’eroina francese, la quale però viene presa come modello di riferimento, alla stregua di una supereroina:

I don’t wanna talk about it right now

Just hold me while I cry my eyes out

I’m not Joan of Arc, not yet

But I’m in the dark, yeah

I can’t be Superhero right now

Even hearts made out of steel can break down

I’m not Joan of Arc, not yet

I’m only human

(Non voglio parlarne adesso / Solo stringimi mentre piango a dirotto / Non sono Giovanna D’Arco, non ancora / Ma sono nell’oscurità, yeah / Non posso essere un supereroe adesso / Anche i cuori fatti d’acciaio possono rompersi / Non sono Giovanna D’Arco, non ancora / Sono solo umana)

 

La nostra fanciulla ha poi compiuto un ulteriore balzo, arrivando al mondo della musica metal. Senza voler fornire un elenco completo delle apparizioni dell’eroina francese nei testi delle canzoni metal, proporrò tre brani ad esempio, scelti per via dei particolari accenti che pongono sulla sua figura.

Inizierò con la canzone Jeanne D’Arc, dall’album Dance with the Witches (2002) dei tedeschi Stormwitch. Si nota subito come il titolo dell’album all’interno del quale la canzone è inserita richiami una delle accuse che vennero mosse all’eroina, ovvero quella di stregoneria, inoltre ritroviamo qui una particolare tensione sentimentale tra Giovanna e il suo re, come accade nell’opera di Verdi (non raramente brani metal sono debitori, sotto diversi aspetti, del mondo della lirica):

Jeanne d’ Arc the holy

The brave the devine

On a beautyfull day in spring

When france proclaimed it’s victory
She went beside the king
The bells sang it loud
You won the day
The people rejoiced
You won the day
The king said to her
You won the day
And gave her his ring”

(Giovanna D’Arco la santa / La coraggiosa, la divina / In un bel giorno di primavera / Quando la Francia proclamò la sua vittoria / Lei andò a fianco del re / Le campane risuonavano alte / Hai trionfato / La gente gioiva / Hai trionfato / Il re le disse / Hai trionfato / E le diede il suo anello)

La seconda canzone è Maid Of Orleans dei Dark Moor, uscita originariamente nell’album The Hall of the Olden Dreams del 2000 e poi riproposta come bonus track in Project X del 2015

Troviamo qui menzionato un dettaglio tanto discusso durante il processo alla condottiera (che approfondiremo in un altro articolo della settimana tematica) e che spicca nel suo contesto storico, ovvero la sua scelta di vestirsi da uomo:

I was born in France, called the Maid of Orleans

Led by the voices of the saints

I went to the court dressed in men’s clothes

To save my people from yoke”

(Sono nata in Francia, chiamata la Pulzella d’Orleans / Guidata dalle voci dei santi / Sono andata a corte vestita in abiti da uomo / Per salvare la mia gente dal giogo)

Il ritornello del brano inoltre esprime perfettamente quanto bene si possa sposare la figura di Giovanna D’Arco con l’idea di donna guerriera e di paladino (o paladina) martire della giusta causa tanto frequenti nel power metal, filone a cui appunto appartengono i Dark Moor.

I’m not a man searching the glory
I’m just the hand chosen to fight
It’s a long way to our freedom
I was betrayed, I’m burning at the stake

(Non sono un uomo in cerca di gloria / Sono solo la mano scelta per combattere / è una lunga strada / Sono stata tradita, sto bruciando sul rogo)

L’ultima canzone che ho scelto di trattare Jeanne d’Arc degli inglesi Serpentyne, che troviamo nell’album The Serpent’s Kiss del 2016.

In questo testo è in evidenza la condottiera, l’eroina della patria, c’è poco della santa, della grazia divina che la guida. In shaded moonlight, the armies are forming, Marching and dying to answer your call”: l’esercito si raduna attorno a lei – e non intorno ad un re che non viene nemmeno nominato, “Condemned to burn, you stand in your armour proud” indossa l’armatura con orgoglio anche in punto di morte, il ritornello ripete “Jeanne d’Arc, Brave Heart!”. Possiamo qui scorgere un parallelismo con la storia di un altro grande eroe dell’immaginario popolare, considerato un liberatore: William Wallace, reso noto al grande pubblico appunto dal film Braveheart.

 

L’eco musicale della storia straordinaria di questa contadina santa, strega ed eroe nazionale certo non si esaurisce in questo articolo, ma spero che questa panoramica abbia messo in luce quanto il suo mito ispiri musicisti di ogni genere, come la sua storia medievale venga ancora raccontata attraverso la lente sfaccettata del medievalismo, che rifrange la luce della Pulzella scomponendola in tanti differenti colori.

 

Valérie Morisi

 

Per approfondire:

BRUHN SIGLIND, Saints in the Limelight. Representation of the Religious Quest on the Post-1945 Stage, Pendragon Press, Hillsdale 2003.

Sito ufficiale di Angelo Branduardi: http://www.angelobranduardi.it/

Sito ufficiale dei Dark Moor: http://www.dark-moor.com/

Sito ufficiale dei Serpentyne: https://www.serpentyne.com/

Sito ufficiale degli Stormwitch: https://www.stormwitch-band.de/

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Written by : Redazione

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