Negli articoli precedenti si è fatto riferimento all’Italia bizantina quale realtà territorialmente estesa, governata da un alto funzionario – fino al 584 il prefetto, in seguito l’esarca – e divisa in varie regioni, ognuna delle quali era a sua volta retta da un dux o magister militum alle dipendenze dell’esarca. Al volgere del IX secolo la situazione che riscontriamo nella Penisola è ben diversa: l’autorità bizantina in Italia va incontro ad un graduale sgretolamento, perdendo definitivamente il controllo del centro-nord e vedendosi costretta a ridimensionare i propri possedimenti nel Mezzogiorno. 

I ducati bizantini di Roma e Venezia ricadono ancora sotto l’autorità dell’Impero, ma dalla metà dell’VIII secolo questa è solo nominale. I rapporti tra la Chiesa di Roma e l’Impero bizantino vengono dapprima messi alla prova dal movimento iconoclasta, sostenuto da diversi imperatori ma aspramente rifiutato da parte del papato. Miniatura che raffigura idealmente Pipino il Breve re dei FranchiL’indipendenza di Roma da Bisanzio viene poi compiuta nella seconda metà dell’VIII secolo, con l’alleanza tra Papa Stefano II e il re dei franchi Pipino il Breve. Questo nuovo allineamento politico, creato per far fronte ad un rinnovato espansionismo longobardo in Italia, porta all’invasione franca del 773-774, che mette fine al dominio longobardo del centro-nord della penisola, governata adesso dai franchi, i quali confermano la Chiesa come realtà indipendente dal punto di vista sia politico che territoriale. Da questo momento in poi l’eredità politica longobarda viene portata avanti solo nel Mezzogiorno, nel Ducato di Benevento.

L’arrivo dei Franchi in Italia costituisce una minaccia anche per la nascente repubblica veneziana, soprattutto dopo la conquista franca dell’Istria nel 790. I veneziani, temendo un’invasione franca della laguna (che effettivamente si concretizza, due decenni dopo, tra l’809 e l’810) intraprendono una politica filo-franca, la quale fa scaturire una serie di rappresaglie militari bizantine. I conflitti nella laguna veneziana hanno fine solo nell’812, con la firma della pace di Aquisgrana tra l’Imperatore bizantino Michele I e Carlomagno, re dei Franchi, al quale i bizantini riconoscono il titolo di “imperatore” (ma non “imperatore dei Romani”), mutando profondamente il quadro politico europeo. Al termine del conflitto la città di Venezia, avendo difeso con successo la propria autonomia, risulta ormai di fatto indipendente dall’Impero.

Nella prima metà del IX secolo anche Sardegna e Campania si sottraggono definitivamente alla sfera di controllo bizantina. Entrambe le regioni sono minacciate dai saraceni e, nel caso campano, anche da Franchi e Longobardi, ma la loro distanza da Costantinopoli rende difficile una protezione costante da parte dell’Impero, il quale si trova incapace di rivendicare su di esse la propria autorità politica.

Rimangono sotto il controllo di Bisanzio solo la Sicilia, la Calabria centro-meridionale, e parti di Puglia e Basilicata. Dal punto di vista amministrativo, quindi, i territori rimanenti vengono riorganizzati nei themi (circoscrizioni) di Sicilia (comprendente anche la Calabria) e Langobardia (Puglia e Basilicata). La Sicilia è in questa fase indubbiamente il possedimento bizantino più importante in Italia, sia strategicamente che economicamente, ma questa sua importanza la rende mira delle ascendenti potenze islamiche del Mediterraneo, innescando un conflitto che dall’isola arriverà a toccare tutto il Mezzogiorno – sia bizantino che non.

A seguito della conquista araba di Cartagine nel 697, e di Ceuta nel 711 (cui segue l’invasione della penisola iberica), la presenza musulmana nel Mediterraneo diventa sempre più forte. Durante l’VIII secolo vengono registrate aggressioni saracene contro Sardegna e Sicilia, nonché contro i possedimenti bizantini in Grecia e Anatolia, ma il primo vero tentativo di conquista islamica dell’Italia ha inizio nell’827, con lo sbarco a Mazara dell’esercito dell’Emirato aghlabide (uno stato situato nei territori dell’odierna Tunisia e Libia). Gli Aghlabidi occupano l’isola, conquistando Palermo (831), Messina (843), Enna (859), Siracusa (878) e Taormina (902). Il conflitto si riversa anche nell’Italia peninsulare, con il saccheggio di Brindisi (839), la prima conquista di Taranto (840-841) ed una spedizione navale contro la flotta veneziana nell’alto Adriatico, il tutto culminando in un’incursione contro Roma nell’846. L’obiettivo aghlabide è di instaurare una presenza islamica duratura in Italia, facendo diventare i territori conquistati parte integrante dell’Emirato. I bizantini difendono tenacemente la Sicilia, il cui ultimo avamposto – la roccaforte di Rometta – cade solo nel 965, ma già alla fine del IX secolo il controllo arabo dell’isola è quasi totale.

Contemporaneamente all’invasione della Sicilia anche le altre regioni dell’Italia bizantina vengono attaccate – in primo luogo Puglia e Calabria. Sebbene non vengano mai conquistate definitivamente (come nel caso della Sicilia), alcuni territori vengono occupati per diversi decenni, a riprova dell’obiettivo aghlabide di espansionismo territoriale permanente – a differenza delle scorrerie saracene che avevano preso di mira l’Italia nei secoli precedenti. In Calabria le città di Amantea, Tropea e Santa Severina vengono governate da funzionari aghlabidi fino all’885, mentre in Puglia la città di Bari (capitale della Langobardia bizantina) diventa sede di un emirato indipendente dall’840 fino all’871.

Se nei decenni che seguono l’827 l’avanzata aghlabide sembra inarrestabile, sottraendo all’Impero la quasi totalità dei suoi possedimenti italiani, in un secondo momento i bizantini riescono a lanciare diverse controffensive; tra queste spicca la campagna guidata da Niceforo Foca nell’885-886, che riesce nell’intento di scacciare gli Aghlabidi dai territori occupati nella Penisola. Più volte gli eserciti bizantini sbarcano anche in Sicilia – riscontrando anche limitati successi – ma la riconquista dell’isola non viene mai realizzata. Nonostante la perdita della Sicilia, dal X all’inizio dell’XI secolo la presenza bizantina nel Mezzogiorno è più forte che mai, grazie all’attenzione accordata alla penisola dalla dinastia imperiale macedone, la cui ascesa al potere inaugura un periodo di splendore bizantino noto come la “Rinascenza macedone”.

Tuttavia, la rinascita bizantina in Italia è destinata al termine: nell’IX secolo una nuova minaccia, quella normanna, giunge nella penisola, capovolgendo l’equilibrio politico creatosi nel Mezzogiorno e scardinando la preminenza bizantina nella regione. I primi cavalieri normanni giungono in Italia nel 999, assoldati dal principe Guaimario di Salerno per difendere la sua città dalle incursioni saracene. Nell’arco di pochi anni questi guerrieri diventano un elemento comune negli eserciti del Mezzogiorno, combattendo per la prima volta contro l’Impero nel 1017, in occasione della rivolta antibizantina di Melo di Bari. In seguito, nel 1029, acquisiscono il loro primo possedimento territoriale nella regione – la Contea di Aversa. All’inizio degli anni ’50 del secolo le potenze del meridione – longobardi, bizantini, papato e impero germanico – formano una coalizione per arginare la nuova potenza normanna, ma vengono sconfitti duramente nel 1053, a Civitate sul Fortore, vicino Foggia. A seguito della battaglia l’alleanza antinormanna crolla: durante lo scontro le truppe normanne riescono a catturare papa Leone IX – il quale decide di appoggiare la causa normanna e legittimare il loro (ancora solo ipotetico) dominio sul Mezzogiorno. Negli anni a seguire i Normanni conquistano gran parte del meridione, scacciando del tutto i bizantini dalla Penisola con l’occupazione di Reggio Calabria (1059) e Bari (1071). In poco tempo conquistano anche la Sicilia, entrando nel 1072 a Palermo.

Così finisce l’epopea bizantina in Italia, non ad opera dei secolari nemici arabi o longobardi, ma a causa di una nuova popolazione, guerresca e spietata, che in pochi decenni sottomette quasi tutto il Mezzogiorno – bizantino, longobardo o arabo che sia – unificandolo ed inserendolo nel neonato regno di Sicilia, voltando una nuova pagina nella storia dell’Italia.

 

Thomas Whitaker Bott

 

Per approfondire:

COSENTINO SALVATORE. Storia dell’Italia bizantina, VI-XI secolo: da Giustiniano ai normanni. 1. Ed., Bononia University Press, Bologna 2008.

PANARESE ANGELO. Longobardi Bizantini Normanni nel Mezzogiorno: secoli VII-XIII. Il Sud nella storia d’Italia 1. Capone editore, Lecce 2021.

PICARD CHRISTOPHE. Il mare dei califfi: storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII). Carocci editore, Roma 2017.

RAVEGNANI GIORGIO. I bizantini in Italia. Il Mulino, Bologna, 2004.

TANZINI LORENZO, TOCCO FRANCESCO PAOLO. Un Medioevo mediterraneo. Mille anni tra Oriente e Occidente. 1. Ed., Carocci editore, Roma 2020.

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Written by : Redazione

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