Cari amici medievaleggianti, eccoci ad una nuova puntata della nostra rubrica dedicata al “Medioevo Disney”. Dopo Biancaneve e i sette nani e La Bella addormentata nel bosco, è giunto il momento di parlare di un altro amatissimo classico Disney: La Spada nella Roccia

Uscito nelle sale cinematografiche nel lontano 1963, è uno di quei film che è riuscito a far innamorare più di una generazione, sia del Medioevo sia della storia di Artù.

Il nostro lungometraggio animato prende ispirazione e rivisita l’opera omonima dello scrittore T. H. White, data alle stampe nel 1938. Parte della pentalogia Re in eterno, Walt Disney sceglierà di mettere in scena solo il primo volume, La Spada nella Roccia, riadattandone la storia.

In The Sword in the Stone (titolo originale) vengono narrate le avventure del giovane Artù detto Semola, figlio adottivo del cavaliere Sir Ector e fratellastro dello scontroso Caio. Semola da aspirante scudiero riuscirà a compiere il suo destino e a diventare re, con l’aiuto di due amici speciali: il grande mago Merlino e il simpaticissimo gufo Anacleto (Archimede in originale).

Di spunti medievali, in questo film, ce ne sono a bizzeffe, a partire dalla storia. Ispirato all’opera di T. H. White, Disney porta sullo schermo per il grande pubblico quello che possiamo definire un prequel della storia di Re Artù e dei suoi cavalieri. Troviamo, nella pellicola disneyana, tanti personaggi e oggetti fondamentali che riportano alla leggenda medievale, primo fra tutti, ovviamente, mago Merlino. 

Uther Pendragon, padre di Artù nella leggenda, appare nei primi frame della pellicola, all’interno del codice miniato che ci introduce nella storia e viene presentato come re d’Inghilterra morto senza eredi. 

Altro grande (simpaticissimo) personaggio è quello di maga Magò che ricorda molto la maga/fata Morgana, che a seconda delle versioni era una fata o la sorellastra di Artù o l’antagonista di Merlino. 

Ovviamente non possiamo non citare Excalibur, che in questa versione animata corrisponde alla spada nella roccia, che darà ad Artù il diritto – ed il dovere – di diventare il futuro re d’Inghilterra. 

Chiunque estrarrà questa spada da questa roccia e da questa incudine sarà di diritto re d’Inghilterra

Oltre alla storia che, come abbiamo detto, è prettamente medievale, ci sono tante altre piccole chicche distribuite all’interno della pellicola che ora andremo a scoprire insieme. Immancabili i rimandi alla tradizione, con codici miniati e lettering apposito. Da notare che la prima parte della scritta – una volta aperto il libro  – è in onciale, una scrittura usata ben prima del gotico. Fu usata dal III all’VIII secolo nei manoscritti dagli amanuensi latini e bizantini, e successivamente dall’VIII al XIII secolo soprattutto nelle intestazioni e nei titoli:

Altro elemento immancabile è quello del castello che, anche in questa pellicola come ne La Bella addormentata nel Bosco, ci aiuta a comprendere il “bene” e il “male”, per così dire. Il castello di Sir Hector è cupo, freddo, diroccato, con una torre malconcia e traballante dove Merlino verrà ospitato. Seppur inanimato, il castello partecipa attivamente alla storia rispecchiando le condizioni in cui vive Semola e il suo stato d’animo:

Nota simpatica: per rendere veramente “medievale” il castello, se ci fate caso, in quasi ogni frame appaiono sul muro scudi o elmi di cavalieri:

Decisamente in contrasto, invece, è il castello finale, dove Artù siede come re. Bello, luminoso, spazioso e pieno di arazzi e stendardi colorati. Anche qui il luogo rispecchia fedelmente la storia ed il suo compimento. Semola, finalmente ha avuto ciò che si meritava e anche il castello ne è la prova:

Ma non è finita qui, La Spada nella Roccia ha ancora qualche spunto che vale la pena analizzare. Le parole “Medioevo” e “medievale”, per esempio, appaiono diverse volte durante il film e questo, come nel caso La Bella addormentata, aiuta la narrazione ad auto-collocarsi nel nostro amato periodo storico. Anche se vengono proposti diversi stereotipi negativi, ma la spiegazione la vedremo dopo:

  1. La parola Medioevo appare, per la prima volta, quasi subito dopo l’incontro tra Merlino e Semola. I due si stanno dirigendo verso il castello di Sir Hector ed il mago, spiegando al giovane l’importanza dell’istruzione per diventare qualcuno, dice: “Perfino in questo confuso, arretrato Medioevo devi sapere quello che fai, non ti pare?”. 
  2. Famosissima la scena delle stoviglie, che molto ricorda il precedente Fantasia. Semola si trova in cucina costretto a pulire tonnellate di stoviglie, fino a quando Merlino non appare in suo aiuto esclamando per prima cosa: “Che pasticcio, che guazzabuglio medievale!” 
  3. Il terzo riferimento all’Età di Mezzo lo troviamo durante una delle sessioni di studio di Semola. Merlino gli mostra una mappa in cui è raffigurata la terra piatta, dicendogli “devi toglierti dalla testa queste idee medievali”. Ovviamente noi sappiamo che nel Medioevo non pensavano che la terra fosse piatta, come abbiamo dimostrato.

     

  4. Subito dopo, nella stessa scena, troviamo un altro riferimento al nostro pianeta. Merlino infatti mostra a Semola un mappamondo dove è presente il Nuovo Mondo e la data della sua scoperta (1492). Il mago comunica a Semola che la terrà verrà considerata tonda solo molti secoli dopo, alludendo in maniera neanche troppo velata che il mondo a loro contemporaneo fosse ancora arretrato.

Di riferimenti medievali, in questi film, ce ne sono sempre molti ma per motivi di spazio non possiamo trattarli tutti. Oggi abbiamo scelto di approfondire quelli chiave che ci hanno aiutato a vedere la storia di Artù e il Medioevo in generale sotto un’altra luce. 

Se ci chiediamo perché Disney abbia scelto di etichettare, tramite Merlino, l’Età di Mezzo come un periodo arretrato e ignorante, la risposta è semplice. 

In realtà ha usato la stessa tecnica degli altri film rendendola forse più evidente: c’è il bene e il male, la magia bianca (Merlino) e quella nera (Maga Magò), c’è il giusto (Semola) e l’oppressore (Ector/Caio), una dicotomia che a volte ha bisogno di essere trasporta in maniera più chiara di altre. Soprattutto se si parla di eroi e cavalieri, come in questo caso.

Gli stereotipi sul Medioevo presentati qui e lì servono per far risaltare il nostro giovane Artù, perché – e la storia ce lo fa capire – sarà lui poi a dare inizio a quel Medioevo scintillante e fiabesco che ci piace tanto. E’ lui l’eroe, è lui il giusto che potrà finalmente estrarre Excalibur dal suo torpore e la nostra gioia nel vedere compiersi il suo destino è direttamente proporzionale alla durezza del mondo che lo circonda. Senza la dicotomia, purtroppo, queste storie perderebbero il loro fascino.

A prescindere da tutto, comunque, La Spada della Roccia rimane un capolavoro che non stanca mai e che riesce ad emozionarci anche a sessant’anni di distanza. Sempre un piacere rivederlo!

E noi ci vediamo la prossima volta con un altro grande cult dei Classici Disney: Robin Hood. E nel frattempo…

 

Hockety pockety wockety wack / Abra-cabra-dabra-da / Se ciascun si stringerà / il posto a tutto si troverà…

 

Martina Corona

 

Per approfondire:

CRESPI ALBERTO, Io l’armi canto e il prode Paperino. Da The Sword in the Stone a Paperopoli liberata, il medioevo disneyano nei film e nei fumetti, in “Cinema e Medioevo”, «Bianco e nero: rivista quadrimestrale del Centro sperimentale di cinematografia», n. 600, CARDINI FRANCO, FACCHINI RICCARDO, IACONO DAVIDE, (a cura di), Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia; Sabinae, 2021

PUGH  TISON, ARONSTEIN SUSAN, The Disney Middle Ages. A Fairy-Tale and Fantasy Past, Palgrave Macmillan, New York, 2012

SANFILIPPO MATTEO, Il Medioevo secondo Walt Disney, Roma, Castelvecchi Editore, 1998

WHITE TERENCE HANBURY, La spada nella roccia, Ugo Mursia Editore, Milano, 2001

 

Sul Medioevo Disney:

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Written by : Redazione

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